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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: calcolo fino al 2020 o con quota 100, contributivo, Mini pensione. Età, requisiti

La riforma pensioni Fornero ha innalzato età pensionabile e contributi per tutti, uomini e donne, e indipendentemente dal lavoro che si svolge: cosa cambierà nei prossimi anni e motivi necessità interventi




La riforma pensioni Fornero ha innalzato età pensionabile e contributi per tutti, uomini e donne, e indipendentemente dal lavoro che si svolge, inasprendo le condizioni per l’accesso alla pensione, che si inaspriranno ancora di più a partire dal prossimo gennaio 2016, quando l’età pensionabile salirà di ulteriori quattro mesi, per cui per andare in pensione non basteranno più i 66 ani e tre mesi ma i 66 anni e sette mesi. Si tratta di uno scatto che, come stabilito dalla legge Fornero, dipende dall’adeguamento all’aspettativa di vita Istat, un adeguamento che porterà l’età pensionabile a salire di ulteriori quattro mesi nel 2019 e così via ogni due anni.

Per quanto riguarda  i lavori usuranti, dal 2016 dovranno perfezionare 61 anni e 7 mesi di età anagrafica e raggiungere quota 97,6 con un minimo di 35 anni di contributi, mentre per gli autonomi serviranno 62 anni e 7 mesi. Aumentano anche i requisiti per accedere alla totalizzazione e dal 2016 bisognerà raggiungere 40 anni e 7 mesi di contributi o 65 anni e 7 mesi per la prestazione di vecchiaia; e i requisiti pensionistici anche per il comparto difesa e sicurezza.

Anche per coloro che fanno parte di Carabinieri, Polizia, Esercito, Marina, Aeronautica, Corpo forestale dello Stato, Polizia penitenziaria, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco serviranno, infatti, quattro mesi in più dal primo gennaio 2016. Secondo i requisiti stabiliti dalla riforma Fornero e gli aumenti fissati, l’età per la pensione di vecchiaia dovrebbe salire progressivamente fino a 70 anni nel 2050, anno in cui gli anni di contributi necessari per accedere alla pensione anticipata diventeranno ben 46 anni e 3 mesi.

Si tratta di numeri che lasciano senza parole considerando che i tantissimi giovani di oggi potrebbero addirittura non raggiungere mai i requisiti pensionistici se resterà in vigore la legge attuale. Né, però, è pensabile che le persone vivano per lavorare senza mai riuscire a raggiungere il tempo del meritato ‘ozio’. E allora, perché questo avvenga, si spinge sull’acceleratore per cambiare la legge pensionistica italiana troppo rigida. E per farlo si studiano gli effetti e i benefici che potrebbero derivare dai sistemi di flessibilità al vaglio del governo.
 
Partendo, per esempio, dal prestito pensionistico, permetterebbe ai lavoratori dipendenti di andare in pensione prima qualche anno, due o tre anni, quindi a 63, 64 anni piuttosto che 66, ricevendo un anticipo sulla pensione finale, che dovrebbe essere di circa 700 euro. Si tratta di una somma che comunque il lavoratore riceverebbe una volta in pensione ma erogata sotto forma di anticipo che dovrà poi comunque essere restituito una volta che il lavoratore stesso avrà maturato i normali requisiti pensionistici, attraverso piccole decurtazioni mensili di qualche decina di euro.

Altra ipotesi alla quale si lavora è l’estensione del sistema contributivo agli uomini, permettendo di andare in pensione non a 66 anni, ma  a 57 anni per i dipendenti e a 58 anni per gli autonomi, purchè si siano maturati 35 anni di contributi e si accetti di calcolare la propria pensione finale con sistema contributivo, il che significherebbe ricevere una pensione finale ridotta.

Tra gli altri sistemi in discussioni, quello dell’uscita con quota 100 di Damiano, che permetterebbe ai lavoratori di scegliere l’età in cui andare in pensione purchè la somma tra età anagrafica ed età contributiva dia come risultato 100. Per esempio, questa soluzione permetterebbe di andare in pensione a 60 anni con 40 anni di contributi, a 62 anni di età con 38 anni di contributi, a 61 anni di età con 39 anni di contributi e così via.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il