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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: calcolo nuovo basato su tipologia lavoro svolto e contributi differenziati

Andare in pensione con età e contributi stabiliti in base alla tipologia di lavoro che si svolge: la nuova proposta di modifica alla riforma pensioni




Raggiungere i requisiti pensionistici in base ad età anagrafica e contributi versati a seconda della tipologia di lavoro che si svolge, creando nuove tabelle per ciascun lavoro su cui basarsi per definire i contributi necessari da versare per l’accesso alla pensione finale.

Si tratta di un nuovo sistema pensionistico, proposto da Sel ma condiviso da diversi partiti, che, in sostanza, prevede di basare la pensioni sulla tipologia di lavoro svolto. Il presupposto che ha portato a tale nuova proposta è che ogni lavoro implica i propri problemi e i problemi impegni ed è certamente diverso fare l’operaio piuttosto che l’insegnante o il manager. E di qui nasce la necessità di una differenziazione che, come questione, in realtà si è già posta tempo fa.

C'è chi, dunque, suggerisce che i diversi contributi da versare potrebbero essere differenti, più alti per i lavori più faticosi per riuscire ad uscire prima senza creare danni al sistema. Potremmo dire che un tale sistema potrebbe essere quello proposto ad esempio dal piano di uscita a quota 100 che offrirebbe ai lavoratori la possibilità di scegliere età e contributi con cui lasciare il lavoro. Il sistema di quota 100 prevede, infatti, la possibilità di andare in pensione a 60 anni di età e 40 di contributi, o a 61 anni di età con 39 anni di contributi, o a 62 anni con 38 anni di contributi, purchè la somma di età e anzianità contributiva  dia 100. Diversa invece la situazione per quanto riguarda gli altri meccanismi di flessibilità in uscita.

Scegliendo, infatti, eventualmente, prestito pensionistico o estensione del sistema contributivo per tutti, si abbasserebbe l’età pensionabile, con conseguente riduzione dell’assegno finale in virtù di penalizzazioni.

Nel caso del sistema contributivo, si tratterebbe di poter andare in pensione anche a 57 o 58 anni, a seconda che si tratti di lavoratori dipendenti o autonomi, con 35 anni di contributi ma accettando una pensione ridotta perché calcolata interamente con metodo contributivo e non retributivo, decisamente più vantaggioso.

Nel caso, invece, del prestito pensionistico, il lavoratore avrebbe possibilità di andare in pensione qualche anno prima rispetto all’attuale soglia dei 66 anni ricevendo un prestito (di circa 700 euro) che dovrà però poi restituire con piccole trattenute mensili sulla pensione finale.  

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il