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Pensioni donne, anzianità, uomini riforma Governo Renzi: novità differenze calcolo, requisiti al 2020 e quota 100, Mini pensioni

La riforma pensioni Fornero ha fissati criteri di uscita dal lavoro decisamente rigidi per tutti: come cambiano età e contributi e piani alternativi




La riforma pensioni Fornero ha fissati criteri di uscita dal lavoro decisamente rigidi per tutti, alzando età e contributi per uomini e donne, senza fare alcuna distinzione, requisiti destinati ad aumentare per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita Istat. Se infatti quest’anno nulla cambia rispetto al 2014, dal primo gennaio 2016 per andare in pensione non basteranno più i 66 anni e tre mesi richiesti attualmente, ma bisognerà raggiungere i 66 anni e sette mesi. Poi nel 2019 altro nuovo scatto di quattro mesi, che si verificherà ogni anno, fino a raggiungere i 70 anni necessari per lasciare il lavoro nel 2015.

Suona chiaro come, nonostante le novità e ultime notizie si concentrino sulla necessità di modificare la legge pensionistica attuale, sarà certamente difficile con il passare del tempo riuscire a maturare i requisiti richiesti, che diventeranno più rigidi sempre di più e che penalizzeranno fortemente soprattutto quelle categorie di lavoratori per cui diventerà davvero pesante andare in pensione così tardi. Le alternative, nell’attesa di cambiamenti generali e concreti dell’intero sistema previdenziale, potrebbero essere rappresentate dai meccanismi di uscita anticipata da un anno ormai al vaglio del governo Renzi.

Stiamo parlando dei piani di uscita anticipata come quota 100, prestito pensionistico, sistema contributivo per tutti, staffetta generazionale, pensione anticipata a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, che permetterebbero a tutti i lavoratori di andare in pensione prima, su base volontaria anche se a fronte di decurtazioni sulle pensioni finali. Con il prestito pensionistico, per esempio, i lavoratori dipendenti potrebbero lasciare il lavoro due o tre anni prima, quindi a 63, 64 anni piuttosto che 66, ricevendo un anticipo sulla pensione finale, di circa 700 euro, che il lavoratore stesso dovrà poi restituire una volta raggiunti i requisiti pensionistici richiesti, attraverso piccole trattenute sulla pensione finale.

Altra ipotesi alla quale si lavora sono l’uscita con quota 100, che permetterebbe ai lavoratori di scegliere l’età in cui andare in pensione purchè la somma tra età anagrafica ed età contributiva dia come risultato 100, per esempio 60 anni con 40 anni di contributi, a 62 anni di età con 38 anni di contributi, e così via; e l’estensione del sistema contributivo per tutti, permettendo di andare in pensione non a 66 anni, ma  a 57 anni per i dipendenti e a 58 anni per gli autonomi, se maturati i 35 anni di contributi e con pensione finale calcolata interamente con sistema contributivo.  

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il