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Pensioni vecchiaia, donne, anzianità riforma Governo Renzi novità quota 100, prestito, contributivo già in alcuni Comuni, Regioni

Esempi e casi di approvazione di piani di uscita anticipata già approvati in alcune Regioni di Italia: novità e cosa cambia per riforma pensioni




Il governo Renzi, tra opposizioni Ue e mancanza di risorse necessarie, lavora per intervenire su questione previdenziale e con modifiche alla riforma pensioni Fornero e da oltre un anno ormai si discute di piani di uscita anticipata e flessibile per tutti. Al vaglio estensione del sistema contributivo per tutti, prestito pensionistico o mini pensione, pensione anticipata a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, uscita con quota 100. Nulla di effettivo ancora approvato in merito dal governo e Regioni e città italiane decidono di agire autonomamente e così, per esempio, in Sicilia, Piemonte, Calabria, città di Trento sono già in vigore questi piani di uscita anticipata.

Se lo scorso dicembre è già stato firmato un accordo tra la compagnia assicuratrice UnipolSai e le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, per l’uscita anticipata di 321 lavoratori in esubero con prestito pensionistico, esuberi, prepensionamenti ‘coperti’ dall’assunzione di nuovi giovani, in Sicilia è stata approvata l’uscita  anticipata con quota 100 per i dipendenti regionali in esubero. L’assessore all’Economia Baccei ha proposto di mandare in pensione anticipata con quota 100 circa 2.500 dipendenti regionali nel prossimo triennio e assumere 890 nuovi ragazzi.

In Calabria, invece, è stato definito un piano di accompagnamento alla maturazione dei requisiti pensionistici per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato della Regione che riceverebbero un’indennità supplementare per l’immediata risoluzione del rapporto di lavoro. Anche in questo caso il prepensionamento di questi lavoratori sarebbe accompagnato da un piano di assunzione di nuovo personale più giovane.

Via libera, invece, alla staffetta generazionale in Piemonte: la Regione ha infatti stanziato le risorse necessarie per permettere ai lavoratori con più di 50 anni, dipendenti da almeno cinque anni di un'impresa con sede nella Regione,e a cui mancano tre anni di contributi per raggiungere la pensione, di passare al contratto part-time, permettendo l’assunzione a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato di un giovane disoccupato, di età compresa fra i 18 e i 32 anni. In tal caso, i contributi previdenziali da pagare al lavoratore passato al contratto part time verrebbero erogati contestualmente da azienda e Inps stesso.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il