Inps: nuove aliquote contribuitive per la gestione separata

Il costo al chilometro è incommensurabile rispetto alla media delle opere ferroviarie europee: 76 milioni di euro al Km di alcune tratte contro i 13 della Spagna



Liberazione, giornale di Rifondazione, titolo a tutta pagina "La speculazione corre sul treno" , "in un intrico di Spa, imprese e cordate, l'enorme business dell'Alta Velocita: centomila miliardi" (di lire, s'intende).

Era un venerdì di febbraio, il 5 per la precisione del.....1993. Il secolo scorso, dunque. Nella pagina di Liberazione, firmata da Paolo Mondani e Mirko Ciotti, c'era già tutto descritto, il marchingegno che sotto l'egida della modernità di un treno a trecento chilometri all'ora costruiva una greppia che negli anni si è addirittura triplicata. Allora Di Pietro si occupava, come magistrato, di tangentopoli, ed altri scoprivano il ciglio di una voragine, la TAV, di soldi pubblici che, solo nell'ultima Finanziaria costa, di ripiani di deficit, tredicimila miliardi di euro. Sarebbe bene che l'attuale ministro ci desse un'occhiata.

Un disastro annunciato già dai primi anni novanta, uno pseudoprogetto che conteneva il baco del dissesto finanziario certo, ovviamente di un'opera cosiddetta di coinvolgimento dei privati nella quale di certo c'era solo che pagava Pantalone.
Nemmeno tanto raffinato il meccanismo: niente gare, alla faccia della concorrenza, ma trattativa privata a General Contractors, i soliti noti da Fiat in giù, con infinite possibilità di subappalto. Alle prime avvisaglie di difficoltà i privati scappano, e allo Stato l'onere di ripianare i debiti. E nel frattempo urla e strepiti di antimodernità a chi si opponeva all'opera con le elementari considerazioni di natura Ambientale, trasportistica e di costi e benefici. Quelle considerazioni sono tutte buone anche oggi. L'opera non passa al vaglio di una seria valutazione di costi e benefici : risponde ad un limitatissimo segmento di domanda drenando invece i soldi che dovrebbero potenziare quello schifo di treni pendolari che rappresenta però l'80% degli utenti.

Eppoi, e questa è una bella domanda, perché si deve continuare? E continuare nello stesso modo? Con un costo al chilometro che è incommensurabile (76 milioni di euro al Km di alcune tratte contro i 13 della Spagna) rispetto alla media delle opere ferroviarie europee?

Certo che all'accoppiata Berlusconi-Lunardi non è parso vero di trovare già bello pronto il meccanismo, tant'è che l'hanno codificato nella legge obbiettivo, esportandolo metodologicamente per tutte le grandi opere.

Procedure semplificate, verticalizzazione delle decisioni, superamento dei impedimenti "localistici" sono, per i "cultori" delle Grandi Opere, i fondamenti , l'arma di scasso delle finanze pubbliche. Vale per la Tav ma anche per tante altre. Ma la Tav rimane la capostipite, la voragine, il moloch da battere, e subito, per togliersi di dosso una eredità che mina costantemente il bilancio dello Stato e che devasta l'ambiente.

Che fare allora? Una vera commissione d'inchiesta parlamentare, urgente perché molto si può ancora salvare, almeno un quaranta percento, e si parla di centinaia di milioni di euro. Questa la proposta presentata con un apposito disegno di legge alla Camera di cui è prima firmataria Marilde Provera, deputata PRC. La proposta è stata illustrata alla stampa, presenti alla conferenza, Giovanni Russo Spena capogruppo al Senato di Rifondazione, Paolo Cacciari, deputato PRC, Ivan Cicconi, autore di un libro "verità" sulla TAV, Erasmo Venosi del comitato scientifico dei sindaci antiTav, Roberto Musacchio parlamentare europeo PRC, Gigi Sullo direttore di CARTA.

C'è bisogno di questi soldi, c'è tutta la questione ambientale, del clima, delle energie rinnovabili, c'è la ricerca, i salari, i precari. C'è proprio bisogno di quelle risorse al punto che si può dire che la modernizzazione del paese passa proprio per l'abbandono della Tav. Un regalo alle generazioni future che si può fare.

* Responsabile ambiente di Rifondazione

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il
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