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Pensioni anzianità, donne, vecchiaia riforma Governo Renzi: novità età, requisiti, contributi. Calcolo età media non è cambiato

Come spiegano novità e ultime notizie, è sempre più difficile mettere mano alla riforma pensioni Renzi, ma il tempo stringe.




Gli effetti delle attuali norme sulla riforma pensioni devono ancora mostrarsi in pieno. Il percorso che sarà seguito è chiaro: anno dopo anno il traguardo del ritiro dal lavoro sarà spostato sempre più in avanti sia per l'adeguamento all'aumento della speranza di vita e sia per contenere la spesa previdenziale. Tanto per essere chiari, dal 2016 ai lavoratori e alla lavoratrici dipendenti del privato saranno necessari 66 anni e 7 mesi, a quelli autonomi 66 anni e 7 mesi (uomini) e 66 anni e 1 mese (donne). Per la pensione anticipata, agli uomini vengono chiesti 42 anni e 10 mesi di contributi, alle donne 41 anni e 10 mesi.

Come fatto notare dal Sole 24 Ore, tra il 2009 e i primi due mesi del 2015 sono andati in congedo un milione e 503.450 lavoratori, di cui 745.495 con l'anzianità e 757.955 con la vecchiaia e con età media entro la soglia di 62 anni e 6 mesi. Si tratta dunque di aumenti contenuti che testimoniano anche la difficoltà a uscire dal mondo del lavoro. Anno dopo anno apparirà sempre più evidente l'indispensabilità di mettere mano sulle pensioni anche per favorire un ricambio generazionale necessario alla luce dell'insostenibile tasso di disoccupazione in Italia.

I venti di ottimismo sul mercato del lavoro si sono già affievoliti: i dati Istat di febbraio dicono che il tasso di disoccupazione è risalito dello 0,1% su gennaio e di 0,2 punti sul febbraio 2014, raggiungendo il 12,7%. A febbraio il numero di occupati diminuisce di 44.000 unità rispetto al mese precedente ma aumenta di 93.000 unità rispetto a febbraio 2014. L'Istat precisa che il calo dell'occupazione a febbraio è dovuto alla diminuzione delle lavoratrici: -42.000 unità. Sale il tasso di disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) al 42,6% a febbraio. Solo in Grecia (51,2% a dicembre) e Spagna (50,7%) è più alto. Arrivano però anche segnali di ottimismo: "Resta l'ipotesi di un miglioramento dell'attività economica nel primo trimestre", osserva l'Istat.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il