Si inseriscono nei PC delle Agenzie delle Entrate per diminuire le proprie imposte: 12 arresti

Dodici persone sono state tratte in arresto dai militari della guardia di finanza di Palermo in relazione a diversi reati per i quali sono in corso indagini



Dodici persone sono state tratte in arresto dai militari della guardia di finanza di Palermo in relazione a diversi reati per i quali sono in corso indagini. Fra gli illeciti penali ipotizzati vi sarebbero corruzione, frode informatica, falso materiale e accesso abusivo a sistema informatico.

I soggetti sottoposti alla misura cautelare personale sono professionisti e funzionari dell'Agenzia delle Entrate del capoluogo siculo che, secondo le prospettazioni degli inquirenti si sarebbero illecitamente introdotti all’interno del sistema informatico nazionale dell’Agenzia delle Entrate.

Scopo di tali notturne intrusioni? Riuscire a far ottenere sgravi fiscali per oltre 1,6 milioni di euro a diversi soggetti in corso di identificazione. L’indagine, condotta dal Pubblico Ministero De Montis, coinvolge alti funzionari dell’Agenzia delle Entrate territoriali, nonché nove contabili cittadini e un imprenditore edile che sarebbe stato beneficiato di sgravi fiscali per centinaia di migliaia di euro. Secondo le prime riscontruzioni giornalistiche l’indagine sarebbe partita proprio da quest’ultimo.

Secondo l’accusa i funzionari dell' Agenzia delle Entrate palermitana avrebbero incassato indebitamente circa il 30% dell'importo dei tributi scontati ai contribuenti. Attraverso le password dei computer dell’agenzia, in loro possesso per ragioni lavorative, essi accedevano all'anagrafe tributaria prelevando informazioni sulla posizione dei contribuenti loro segnalati dai professionisti.

Poi, d'accordo questi ultimi, intrattenevano accordi con questi soggetti al fine di definire l’entità dello “sconto” da applicare illecitamente. Il tutto manipolando e manomettendo i dati contenuti nei terminali dell’Ufficio.

La frode avrebbe avuto luogo 2003 al 2005; nell'ultimo periodo i funzionari, ormai con il fiato sul collo degli inquirenti, utilizzavano fraudolentemente le password di colleghi ignari, pare, degli illeciti perpetrati tramite le loro credenziali.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il