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Riforma Pubblica Amministrazione e decreto enti locali province: esuberi, mobilità, licenziamenti Governo Renzi novità settimana

Molte delle norme contenute nella riforma della pubblica amministrazione coinvolgono il personale sia a livello dirigenziale sia impiegatizio.




I numeri della riforma della pubblica amministrazione, in attesa del decreto enti locali, sono già noti: 50.530 sono i dipendenti delle Province nel 2013, in base al censimento elaborato nel Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato. E in base alla legge di stabilità è previsto il dimezzamento della dotazione organica degli enti intermedi mentre per le città metropolitana il taglio è del 30%. In questo contesto, 25.000 sono i dirigenti e delle alte professionalità presenti nella pubblica amministrazione e di 500 milioni di euro è il risparmio ipotizzato con il tetto alle loro retribuzioni. Da ora in avanti, nel percorso di carriera si passerebbe dagli scatti al merito

Le linee guida del cambiamento sono state già tracciate. Si incentiva il part time e si punta all'adozione in via preferenziale di contratti a tempo parziale; prevista la razionalizzazione del sistema delle società partecipate secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità. Ecco poi l'introduzione di norme in materia di responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti, finalizzate ad accelerare e rendere certa l'azione disciplinare, che come sanzione più grave prevede l'allontanamento dal posto di lavoro. In ballo c'è anche la revisione dell'ordinamento, della missione e dell'assetto organizzativo della Scuola nazionale dell'amministrazione.

Niente più annullamento del diritto camerale, ma il sistema è chiamato a una spending review che porterà a dimezzarne il numero attraverso accorpamenti. Via libera alla riorganizzazione delle funzioni in materia di accertamento medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia dei dipendenti pubblici, al fine di garantire l'effettività del controllo, con attribuzione della relativa competenza all'Inps. Tutti i presidi dello Stato, incluse le scuole, non saranno più prive di un collegamento al web.

In arrivo anche una task force di 120 esperti, inseriti in diverse amministrazioni centrali, per spendere in modo equo e trasparente i fondi dell'Unione Europea. Una partita che solo per i fondi per la coesione vale 44 miliardi di euro (più i 20 miliardi di euro di contributo nazionale) nel settennio 2014-2020. L'annuncio, come spesso accade, è stato dato via Twitter, dal ministro Madia. I 120 esperti saranno selezionati attraverso un concorso e dovranno essere specialisti di politiche di coesione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il