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Pensioni donne, anzianità, uomini riforma Governo Renzi: novità a cui Ue sempre contraria. Ora perfino motivi matematici

Si susseguono richieste di modifica flessibili alla riforma pensioni Fornero ma Ue e Ocse sono sempre contrarie. I motivi e cosa potrebbe cambiare




E’ più di un anno che si susseguono richieste di modifica flessibili alla riforma pensioni Fornero, sin da quanto iniziavano ad arrivare nuove proposte durante il governo Letta, poi aumentate in quest’ultimo anno di governo Renzi. C’è chi propone piani di uscita anticipata e flessibile per tutti, chi invece punta prima a interventi negativi, come tagli e revisione di pensioni di invalidità, di reversibilità, baby pensioni e pensioni integrative più elevate, per riuscire a mettere da parte quelle risorse economiche necessarie per ulteriori interventi flessibili.

Ma si tratta di una flessibilità ostacolata da Ue e Ocse che non ritengono siano effettivamente maturi i tempi in Italia per abbassare l’età pensionabile per tutti, nonostante i requisiti della legge Fornerno siano decisamente rigidi con un aumento dell’età e dei contributi che ha colpito sia uomini che donne indistintamente. Requisiti, tra l’atro, destinati ancora a crescere dal primo gennaio 2016 quando l’età per andare in pensione passerà dai 66 anni e tre mesi attuali ai 66 anni e sette mesi, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat. E nel 2019 si verificherà un nuovo scatto, fino a portare l’età pensionabile a 70 anni, decisamente troppo alta, soprattutto per coloro che svolgono determinati lavori, come gli usuranti.

Eppure l’Ue continua ad essere contraria ad qualsiasi intervento sulla legge Fornero e il motivo di questa continua contrarietà è spiegato da alcuni dati riportati sul Sole24Ore che effettivamente attestano come, tra il 2009 e i primi due mesi del 2015 per effetto di alcune deroghe alla legge Fornero, l’età media di uscita dal lavoro è stata di 62 anni e sei mesi, decisamente meno della soglia più elevata e per cui si chiedono interventi flessibili. Ue ed Ocse sembrano quindi non essere totalmente consapevoli degli effetti della riforma pensioni nel nostro Paese e questo è il motivo per cui ritengono che non si possa ancora abbassare l’età di uscita dal lavoro.

Ma le deroghe in questione che finora hanno potuto permettere uscite anticipate rispetto ai 66 anni ad alcune categorie di lavoratori stanno per esaurirsi, motivo per il quale a breve tutti andranno in pensione esattamente con i requisiti richiesti e dall’anno prossimo ancor più tardi. E probabilmente solo allora l’Europa si renderà conto del perché di continui interventi che chiedono pensionamenti.  

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il