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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: calcolo con differenti simulazioni requisiti, contributi,età in base metodi attuali

Requisiti pensionistici imposti dalla riforma pensioni Fornero e come cambieranno: le simulazioni non prospettano nulla di buono soprattutto per i giovani. Le ultime notizie




La riforma pensioni Fornero ha innalzato l’età pensionabile, portandola a 66 anni e tre mesi per uomini e donne, e ha esteso il sistema contributivo per tutti. I requisiti per lasciare il lavoro, come confermano le ultime notizie, saliranno ancora a partire dal primo gennaio 2016 quando aumenteranno di ulteriori quattro mesi passando da 66 anni e tre mesi a 66 anni e sette mesi e così via ogni due anni, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat, così come modulato dalla legge Fornero. Si arriverà ad andare in pensione a 70 anni e per molti diventerà un miraggio. Nonostante le novità, però, tra il 2009 e i primi due mesi del 2015 sono andati in pensione un milione e 503.450 lavoratori, di cui 745.495 con l'anzianità (o l'anticipo) e 757.955 con la vecchiaia e l'età media si è attestata sui 62 anni e sei mesi, inferiore dunque rispetto agli attuali 66 anni richiesti.

E ciò significa che in sei anni l'età media effettiva di pensionamento è aumentata di sette mesi e una settimana e non di anno, secondo quanto reso noto dalle tabelle di calcolo sull'età effettiva di pensionamento nelle gestioni principali Inps e ancora in fase di elaborazione per diverse categorie de Il Sole 24 Ore. Questa età media di 62 anni è quella che porta Ocse e Ue ad essere contrari a interventi flessibili sulle pensioni, perché alla luce di questi numeri ritengono che i requisiti imposti dalla riforma pensioni Fornero non siano poi così tanto rigidi.

Ciò che non sanno è che l’età media di pensionamento si è mantenuta così bassa in questi primi anni di avvio della nuova legge pensionistica per effetto di alcune deroghe alla riforma Fornero che hanno concesso a determinate categorie di lavoratori di andare in pensione ancora con le vecchie regole previdenziali. Ma si tratta di deroghe che si stanno esaurendo, per cui si assisterà ad un brusco aumento dell’età pensionabile per tutti sin da fine 2015 inizio 2016. Tendenza destinata ad aumentare ancora e i giovani di oggi, secondo le previsioni, probabilmente la pensione non la raggiungeranno mai.

Secondo le proiezioni Anief, confermate dall'inchiesta choc di Progetica sui numeri dell'Inps, gli italiani di mezza età andranno in pensione con metà dell'ultimo stipendio ed i giovani con un terzo. Per gli esperti la soluzione migliore per garantirsi un futuro post lavorativo dignitoso è quello di aderire a fondi della previdenza complementare, cosa, però, non per tutti possibile, viste le spese che ci sono da sostenere. E la situazione si fa sempre più drammatica.

Per fare qualche esempio concreto, chi è nato nel 1960 potrebbe andare in pensione a 68 anni, quindi tra il 2028 e il 2031, percependo appena 850 euro dopo 43 anni di contributi. Ciò significa che il suo assegno pensionistico finale sarà pari al 54% dell'ultima busta paga. E peggio va a chi è nato nel 1990, inizia a lavorare ora, dovrebbe andare in pensione a 73 anni e, dopo quasi 50 di anni di lavoro, potrebbe percepire al mese solo 400 euro, cioè 33% dell'ultimo stipendio, valore addirittura inferiore a quello dell'attuale assegno sociale. E’ evidente, dunque, come sia necessario trovare soluzioni prima che si cada nella tragedia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il