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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: aspettare crescita economica è controproducente e non è basilare

Risorse economiche necessarie per modificare la riforma pensioni Fornero? Le ultime notizie smentiscono. Importante la reale intenzione del governo di agire




Dopo la presentazione del nuovo Documento di economia e finanza, e i possibili provvedimenti che potrebbero rientrare nella prossima Legge di Stabilità, si torna a discutere di questione previdenziale e riforma pensioni. Nessun riferimento, ancora una volta, a interventi eventuali sulle pensioni e nulla in merito sull’impiego delle nuove risorse, a sorpresa, trovate dal governo Renzi, per un valore di 1,6 miliardi che probabilmente saranno impiegate nel welfare. Non si tratta certo di una somma tanto elevata da permettere, finalmente l’attuazione di meccanismi di uscita anticipata per tutti, né per risolvere la questione esodati, ma potrebbero essere un buon punto di partenza.

Le speranze, però, che vengano impiegate in interventi previdenziali sono davvero flebili, come lo sono in generale le aspettative di coloro che attendono effettivamente nuove misure, come annunciato dal ministro del Lavoro Poletti, nella prossima Manovra Finanziaria. Le novità e ultime notizie confermano che per vedere davvero cambiamenti pensionistici è necessario che l’economia italiana si riprenda, in modo da poter garantire un eventuale impiego di soldi ulteriori. Ma la situazione non sarebbe proprio così, considerando che se fosse reale ed effettiva l’intenzione del governo di intervenire sulle pensioni, le risorse economiche potrebbero derivare da altri parti.

Innanzitutto, da una riorganizzazione dell’Inps stesso e dalla risoluzione di quelle ‘iniquità pazzesche’ che regnano nel nostro sistema pensionistico, come del resto ammesso dallo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, e quindi attraverso quel piano di tagli e revisione di baby pensioni ad esempio, pensioni di invalidità, reversibilità, di guerra, cumulo, pensioni integrative, che rimetterebbero in equilibrio il sistema con una redistribuzione equa delle risorse. Senza considerare che ogni piano di uscita anticipata proposto, dalle proposte di Cesare Damiano, di pensione anticipata a 62 anni con 35 anni di contributi e uscita a quota 100, a prestito pensionistico, estensione del sistema contributivo per tutti e staffetta generazionale e part time, prevedono sempre penalizzazioni a carico del lavoratore.

Sarebbero, dunque, meccanismi a costo zero che prevederebbero eventualmente solo un anticipo di risorse da parto dello Stato, ma che comunque verrebbero restituite dal lavoratore che decide di andare in pensione prima, una volta raggiunti i normali requisiti pensionistici richiesti attualmente. Ci sono anche sistemi, come il contributivo per tutti, che addirittura permetterebbero allo Stato stesso di accumulare nuovi risparmi che potrebbero essere reimpiegati o nelle pensioni stesse o nel welfare.

Di certo c’è che, nonostante la confusione, le possibilità per intervenire ci sarebbero e bisognerebbe anche approfittarne, considerando che cambiare in modo flessibile le pensioni significherebbe anche dare nuovo slancio a occupazione e mercato del lavoro. Permettere, infatti, prepensionamenti per lavoratori più anziani, significherebbe creare nuovi posti di lavoro per i più giovani, con conseguente rilancio dell’economia. E’ facile capire, dunque, quanto vantaggioso potrebbe essere agire sulle pensioni come finora asupicato.   

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il