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Pensioni vecchiaia, donne, anzianità riforma Governo Renzi: novità senza sosta arrivano positive, negative tra conferme e smentite

Come riferiscono novità e ultime notizie, la riforma pensioni non decolla anche a causa della diversità di posizioni all'interno del governo.




Non c'è linearità nel percorso della riforma pensioni Renzi. Già all'interno del governo c'è chi frena rispetto all'ipotesi di cambiare la legge Fornero, come il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, e chi spinge per misure di aggiustamento delle questioni più urgenti, come il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti. Fra quota 100, metodo contributivo, prestito previdenziale e mini pensioni, le proposte non mancano ma non c'è uniformità di intervento né rispetto ai modi e né ai tempi.

In questo dibattito si inserisce l'Inps, decisa attraverso il presidente Tito Boeri a recitare una parte da protagonista. Le ipotesi fin qui accennate, come l'introduzione di un nuovo contributo di solidarietà a carico degli assegni più pesanti, sta però già trovando molte resistenze. Quel che è certo è che senza il rilancio economico del Paese, il governo non intende mettere mano sulle pensioni. Non solo, ma la stessa questione previdenziale viene subordinata alla ripresa occupazione. Su questo terreno la situazione è contraddittoria, anche se il mese di marzo sembra aver fatto registrare un aumento delle assunzioni nelle piccole imprese. Lo ha registrato l'Osservatorio del lavoro della Cna, che ha rilevato un balzo dell'8,6% sullo stesso mese del 2014 con 3.245 assunzioni, 1.337 delle quali a tempo indeterminato.

Secondo la Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa, si tratta dell'effetto combinato del Jobs Act, entrato in vigore il 7 marzo, e della decontribuzione inserita nella legge di stabilità. Eppure la stessa riforma pensioni nel segno della flessibilità potrebbe dare la spinta a nuove e ulteriori assunzioni ovvero al ricambio generazionale. Secondo la Cna, sul totale delle assunzioni di marzo i nuovi rapporti a tempo indeterminato (condizione indispensabile per poter usufruire degli sgravi contributivi) rappresentano il 41,2%: nello stesso mese del 2014 erano il 28,9%.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il