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Pensioni donne, anzianità, uomini riforma Governo Renzi: novità dichiarazioni Padoan, Poletti, Draghi, Boeri, Renzi, Gutgeld

Come spiegano novità e ultime notizie sulla riforma pensioni, non c'è uniformità di visioni sul percorso da intraprendere nei prossimi mesi.




La questione della riforma pensioni Renzi continua a essere al centro del dibattito politico. Nonostante i continui rinvii, la pressione sociale è molto alta e diventa pericoloso continuare a prendere tempo. A invocare riforme (in generale) è stato anche Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, sfruttando i benefici economici attesi con la manovra di Quantitative Easing. E se il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta apre alla revisione del sistema previdenziale nel segno della flessibilità, più prudente appare Yoram Gutgeld, deputato del Partito Democratico, consigliere economico del premier Matteo Renzi e nuovo commissario alla spending review.

Non è passato inosservato lo studio presentato alla Camera dei deputati da Alberto Brambilla, presidente dell'associazione Itinerari previdenziali e già presidente del soppresso Nucleo di valutazione sulla spesa previdenziale del Ministero del Lavoro, secondo cui le pensioni calcolate con il metodo retributivo sono state penalizzate con interventi di blocco della indicizzazione ai prezzi e l'imposizione di contributi di solidarietà. Posizioni che vanno in contrasto con i propositi di cambiamento di Tito Boeri, nuovo presidente dell'Inps. Abbiamo raccolto in questo articolo gli interventi di questi ultimi giorni.

A rendere la situazione incandescente è l'aumento del tasso di disoccupazione. Una situazione che, in realtà, dovrebbe favorire l'ipotesi del ricambio generazionale fra giovani e anziani nell'ambito della riforma pensioni. A febbraio quello degli under 25 è salito al 42,6%, 1,4 punti in più di gennaio, facendo salire a 21,5 punti il divario con la media europea a 28, dove la disoccupazione giovanile è al 21,1%. La disoccupazione in Italia nel 2014 è arrivata al 12,7, dato che ci colloca più o meno a metà della graduatoria europea, ma il Nord Est è al 7,7, il Nord Ovest al 9,3, il Centro all'11,4 e il Mezzogiorno al 20,7%. Nell'Eurozona la disoccupazione a febbraio è scesa all'11,3% (contro l'11,7 di un anno prima): in questo modo lo spread Italia-Eurozona è passato dall'1,2 di gennaio all'1,4. Era 1,7 a fine 2014.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il