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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: quota 100, part time, mini pensione, assegno universale appoggio inaspettato

Il governo Renzi continua a discutere novità sui piani per garantire una maggiore flessibilità in uscita: piani e meccanismi al centro del dibattito politico. Le ultime notizie




Il governo Renzi continua a discutere sui piani per garantire una maggiore flessibilità in uscita a tutti e al centro del dibattito politico i soliti sistemi di uscita anticipata di uscita anticipata con quota 100, con prestito pensionistico, staffetta generazionale e part time. Le novità riguardano soprattutto l’assegno universale e la polemica nata sul prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro. Attenzione puntata comunque sui piani flessibili che potrebbero, contrariamente a quanto sostiene l’Ue, essere vantaggiosi tanto in termini occupazionali quanto in termini di risparmi. E sono tra l’altro appoggiati da tutti: forze politiche, sindacati, lavoratori, Confindustria continuano a chiedere, infatti, che vengano approvati.

Le ultime notizie riportano l’appoggio al sistema del ricambio generazionale per dare nuova spinta a occupazione e quindi produttività.Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, sostiene che per far tornare a correre l’Italia non basta il Jobs Act ma occorre anche che il governo porti avanti tutte le varie riforme, anche quella sulle pensioni, precisando che senza un’adeguata crescita anche il sistema pensionistico inevitabilmente ne risentirà.
In modo particolare nella relazione sul DEF da parte di Confidustria si è sottolineato come il Governo si debba impegnare ad ulteriori sforzi sul piano previdenziale aprendo anche alla trattativa collettiva.
Non è la prima volta che gli industriali sollecitano il Governo Renzi sulla riforma pensioni e lo aveva già fatto anche l'Associazione dei Giovani Industriali.
Tra le opzioni preferite, alcune delle quali già intraprese come singole iniziative private in diverse imprese, vi sono sicuramente il part time e la staffetta generazionale, che permettono di non disperdere le conoscenze e l'esperienza dei futuri pensionandi permettendo la trasmissione ai giovani assunti che dovrebbero garantire, nello stesso tempo, una maggiore produttività.
La stessa Confidustria, comunque, non elimina la possibilità di quota 100 o della mini pensione per aiutare le politiche di occupazione, anche perchè, come già visto, questi due strumenti non intaccano i conti pubblici, anzi permettono un risparmio nel lungo periodo.

Senza dimenticare l’attenzione agli over, con il sostegno all’assegno universale che dovrebbe essere modulato sul modello europeo, che dovrebbe arrivare a giugno, appoggiato dall’Ue, buono per rilanciare i consumi. L'assegno universale, già quasi certo, è stato anche confermato dal ministro del Lavoro Poletti che spiegato come l'idea del reddito minimo tra i 450 e i 700 euro al mese per gli ultra 55enni che hanno perso il lavoro “è interessante”. L'Inps, infatti, presenterà entro giugno una proposta sulle pensioni in cui rientrerà l’assegno universale per coloro che hanno 55-65 anni, misura che, però, dovrà essere senza aggravi per il bilancio dello Stato.

Anche il piano di uscita a quota 100 con penalizzazioni permetterebbe di risparmiare: proposta da Cesare Damiano, sostenuta da Lega, sindacati e Sel, l’uscita a quota 100, per molti, rappresenta la possibilità di maggiore flessibilità per i lavoratori, perché permetterebbe ad ognuno di loro di scegliere l’età in cui andare in pensione. Risultato, infatti, di somma di età anagrafica e contributiva, il sistema quota 100 permette di lasciare il lavoro a 60 anni di età e 40 di contributi, 61 anni di età e 39 di contributi, 62 anni di età e 38 di contributi e così via.

Altro meccanismo di calcolo, recentemente proposto dall’onorevole Prataviera, prevede invece un’uscita anticipata a quota 100 con il raggiungimento di un minimo di 35 anni di contributi versati o di un'anzianità anagrafica di almeno 58 anni, con la possibilità di un periodo di tre anni di sospensione dell'adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi agli incrementi della speranza di vita, sistema che permetterebbe, dunque, di scegliere di andare in pensione a 58 anni di età e 42 di contributi, a 59 anni di età e 41 di contributi, o con 35 anni di contributi e 65 anni di età, o con 36 anni di contributi e 64 di età, 37 di contributi e 63 di età, e così via.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il