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Pensioni donne, anzianità, vecchiaia riforma Governo Renzi: novità recenti studi e dati ribadiscono necessità interventi

Nonostante ostacoli di Mef e Ue è sempre più evidente la necessità di intervenire sulla riforma pensioni e lo confermano i recenti studi: le ultime notizie




Prelevare soldi dai più ricchi per darle ai poveri: questo il principio che il presidente dell'Inps Boeri intende seguire per l'applicazione del ricalcolo contributivo, intenzione non condivisa da tutti però, anzi. E' stato al centro di scontri del governo proprio negli ultimi giorni. Insieme al ricalcolo contributivo, nei piani di Boeri anche il debutto della busta arancione a maggio, il reddito minimo per gli over 55 a giugno e maggiore flessibilità in uscita a fronte di pensioni più basse. si tratta di interventi non tutti condivisi, come detto per il ricalcolo contributivo, ma che alla luce dei recenti studi e degli ultimi dati sulle pensioni, sembrano sempre più necessari.

Tagliare per accumulare nuovi risparmi e permettere maggiore flessibilità per dare vita finalmente a quel ricambio generazionale a lavoro che permettere l'uscita anticipata dei lavoratori più anziani e maggiori possibilità di lavoro per i più giovani che oggi magari sono disoccupati, considerando che, nonostante lievi miglioramenti, la situazione occupazionale in Italia, soprattutto per i giovani, resta allarmante.

Per l’estensione del sistema contributivo per tutti, secondo gli ultimi dati del Censis, circa il 65% dei giovani occupati dipendenti che oggi hanno tra i 25 e i 34 anni avrà una pensione sotto i mille euro, nel migliore dei casi, considerando cioè i 3,4 milioni di giovani che oggi sono ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard.

Ben 890.000 giovani tra i 25 e i 34 anni hanno, infatti, contratti di collaborazione o sono lavoratori autonomi, e poi ci sono quasi 2,3 milioni di Neet, che non studiano nè lavorano e che, secondo il Censis, saranno i poveri di domani. Non va meglio per il futuro dei dipendenti pubblici che, a causa del buco miliardario dell’Inps, potrebbero rischiare di non percepire proprio la pensione a causa della mancanza di soldi necessari. Pochi sono infatti quelli incassati dall’Inps negli ultimi anni rispetto a quanto avrebbe dovuto, senza considerare il peso dell’accorpamento Inpdap, basti pensare l’ammontare delle entrate contributive nel 2013 è stato di 189,2 miliardi, in lieve flessione (-0,56%) rispetto al 2012 e che il saldo tra entrate e uscite è negativo e il disavanzo complessivo di gestione, nello stesso anno, ha raggiunto i 25 miliardi (+ 22% sul 2012).

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il