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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie da studi studi esperti e rapporto dati confermano e indicano interventi urgenti

E’ ancora scontro interno al governo e tra governo e Mef e Ue sugli interventi da attuare sulla riforma pensioni attuale ma gli studi indicano la necessità di interventi




E’ ancora scontro interno al governo e tra governo e Mef e Ue sugli interventi da attuare sulla riforma pensioni attuale e, nonostante la contrarietà dei tecnici del Tesoro e dell’Europa, particolarmente attenti ai conti pubblici, le novità e ultime notizie derivanti da studi precisi indicano in realtà la necessità di cambiare le pensioni attuali, sia per ridare slancio all'occupazione, sia per accumulare nuovi risparmi. Per raggiungere questi obiettivi basta concretizzare quei piani di uscita anticipata e flessibile per tutti al vaglio del governo ormai da un anno. Permettere, infatti, ai lavoratori più anziani permetterebbe, allo stesso tempo, la liberazione di nuovi posti di lavoro in cui assumere i più giovani, oggi magari disoccupati. Ed è questo un punto di partenza da considerare visto che gli ultimi dati confermano che, nonostante la lenta ripresa grazie al nuovo contratto a tutele crescenti del Jobs act, resa altissima ancora la disoccupazione in Italia, soprattutto giovanile.

Secondo Luigino Bruni, professore di Economia politica all’Università di Milano-Bicocca, la soluzione non è però la pensione anticipata ma spingere alla scelta del part-time dopo i 55 anni, dando vita a staffetta generazionale e quel turn over lavorativo che permetterebbe, appunto, un ricambio nei posti di lavoro. Se i lavoratori prossimi alla pensione scegliessero il part-time lascerebbero posti di lavoro liberi per i più giovani, dando nuova spinta al mercato dell’occupazione e all’economia. Rizzetto del M5S sostiene non solo una maggiore flessibilità in uscita ma è anche favorevole al prelievo sulle pensioni più ricche, con aliquote progressive oltre i 90mila euro, anche per aiutare i più giovani, oggi precari.

Secondo gli ultimi dati del Censis, a causa del nuovo sistema contributivo, circa il 65% dei giovani occupati dipendenti che oggi hanno tra i 25 e i 34 anni avrà una pensione sotto i mille euro e si tratta di una stima ottimistica, considerando che riguarda i 3,4 milioni di giovani che oggi sono ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard. Ci sono, infatti, 890.000 giovani tra 25 e i 34 anni con contratti di collaborazione o lavoratori autonomi, e poi ci quasi 2,3 milioni di Neet, che non studiano nè lavorano e che, secondo il Censis, saranno gli anziani poveri di domani.

Decisamente negative anche le prospettive dei dipendenti pubblici che, a causa del buco miliardario dell’Inps, parla di rischi di pagamenti futuri per le pensioni dei giovani di oggi, se non si interviene con sistemi che riescano a sostenere occupazione giovanile ma anche piani di accumulo di nuove risorse economiche necessarie. Secondo un altro recente rapporto sul sistema previdenziale italiano presentato da Itinerari previdenziali, più della metà degli assegni, considerando anche quelle di invalidità, le pensioni sociali, quelle per i superstiti e le integrazioni al minimo, vengono pagati non dalle casse Inps ma dall’Erario, il che significa che la copertura delle spese non arriva dai contributi versati, ma dalle tasse della totalità dei cittadini.

E secondo lo studio, nel 2013 la spesa pensionistica complessiva ha raggiunto l’importo di 214,5 miliardi di euro, con un incremento dell’1,62% rispetto al 2012, ma le entrate contributive nel 2013 sono state di 189,2 miliardi, in lieve flessione (-0,56%) rispetto al 2012. Il saldo tra entrate e uscite è negativo e conferma il trend fortemente negativo che ha caratterizzato il periodo 2010 – 2013 (disavanzo 2012 che ha segnato + 26,6% rispetto al 2011, a sua volta cresciuto del 26,3% rispetto al 2010). E’ evidentemente un trend negativo. E peggio va per le Casse private.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il