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Pensioni anzianità, donne, vecchiaia riforma novità interventi Palmieri, Parente, Brunetta, Boeri, Poletti, Damiano, Madia

Le ultime dichiarazioni della settimana di forze politiche e sociali pronte a discutere ancora di pensioni e novità: le proposte di Madia, Damiano, Poletti, Damiano, Boeri




La questione pensioni continua ad essere decisamente aperta e continuano ad essere tante le nuove proposte e dichiarazioni di interventi diversi da parte di forze politiche e sociali. Nel corso di questa settimana, la senatrice del Pd Parente, sostenendo quanto annunciato dal presidente dell’Inps Boeri, ritiene debba essere applicato il prelievo di solidarietà sulle pensioni più alte, dai 3mila euro in su, per sostenere esodati e coloro che si ritrovano in situazioni di grandi difficoltà. Nessun prelievo ma prepensionamento, a partire dai dipendenti della P.A., confermati dal ministro Madia. Le novità della settimana riportano infatti il via libera alla possibilità per i dipendenti pubblici di andare in pensione anche prima dei 62 anni di età e senza penalizzazioni, fino al 2017, purchè si siano raggiunti i requisiti contributivi necessari.

In particolare, per la pensione nel 2015 servono 42 anni e 6 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne, mentre per il triennio 2016-2018 saliranno a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. La stessa Madia ha, inoltre, annunciato che si sta predisponendo predisposizione il decreto ministeriale con i criteri per la ricollocazione del personale delle province che sarà interessato dal processo di mobilità. Si tratta di provvedimenti che, come da sempre auspicato dalla Madia stessa, puntano a ringiovanire il comparto della pubblica amministrazione italiana, sostenendo soprattutto l’ingresso dei più giovani nel mondo del lavoro.

Non piace al capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, la proposta del reddito minimo per gli over 55, né il piano di pagamento delle pensioni al primo del mese. Apre il capitolo della questione dei contributi cosiddetti silenti Bruno Palmieri, esperto previdenziale del Patronato Inca. La questione riguarda i lavoratori che hanno versato contributi alle casse dell'Inps per anni senza maturare il requisito contributivo per accedere ad una pensione di vecchiaia, almeno 20 anni, che sono tantissimi, soprattutto donne con un’attività lavorativa discontinua e per cui si chiedono chiarimenti puntuali al governo.

Nonostante le polemiche sui piani di intervento pensionistico, Boeri sembra voler andare avanti per la sua strada, pronto a lanciare dal prossimo maggio la busta arancione, a mettere in pratica il pagamento delle pensioni ogni primi giorno del mese, proseguendo sulla strada di ricalcolo contributivo, reddito minimo per gli over 55 e maggiore flessibilità in uscita con pensioni ridotte. Ma in questi ultimi giorni di caos, soprattutto con il governo, Boeri ha spiegato che da quando è stata varata la riforma Dini, e il passaggio dal calcolo retributivo delle pensioni a quello contributivo non si è voluto informare i cittadini del cambiamento, considerandola una mossa gravissima che ha portato i contribuenti a fare scelte sbagliate e a ritrovarsi nelle condizioni in cui ci ritroviamo oggi tutti.

Anche il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano boccia l’ipotesi del reddito per coloro che hanno tra i 55 e 65 anni. Secondo Damiano sarebbe preferibile pensare a interventi diversi in base alle diverse situazioni di disagio e, per esempio, ad alcuni potrebbe essere concesso di andare in pensione prima, o potrebbe essere esteso il bonus di 80 euro agli incapienti.

E torna, ancora una volta, a puntare sui piani di uscita anticipata con quota 100, tra l’altro sostenuta da sindacati e diverse forze politiche come Lega e Sel, di pensione anticipata a 62 anni e con 35 anni di contributi e penalizzazioni che possono arrivare fino all’8%, o di uscita per tutti con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, soluzione che favorirebbe i lavoratori precoci, che hanno iniziato a lavorare giovanissimi e che sono stati fortemente penalizzati dall’attuale riforma pensioni.  Intanto, il ministro del Lavoro Poletti, che solo qualche settimana fa aveva annunciato nuovi interventi nella prossima Manovra Finanziaria, sostiene l'idea dell'assegno universale per coloro che hanno 55-65 anni ma prende le distanze dall'intenzione di colpire le pensioni più alte.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il