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Pensioni anzianità, donne, vecchiaia riforma Governo Renzi: novità ennesime due proposte che affianco quota 100,assegno universale

In pensione con 41 anni per tutti o a 55 anni e 15 anni di contributi: le novità proposte per modificare la riforma pensioni. Cosa prevedono




Pensione anticipata a quota 100, con prestito pensionistico o mini pensione, con staffetta generazionale e part time, ma anche assegno universale limitato però solo a coloro che hanno 55-65 anni e rischiano di ritrovarsi in gravi condizioni di difficoltà se perdono il lavoro: queste le principali ipotesi di modifica alla riforma pensioni attuale oggi al vaglio del governo Renzi che, seppur ancora permane la contrarietà dell’Ue a qualsiasi intervento pensionistico, sembra confermare la sua intenzione di cambiamento. E lo stesso fa il premier Renzi che, seppur continuando a tacere sulla questione, appoggia i piani del presidente Inps Boeri e del commissario Gutgedl.

Le novità e ultime notizie riportano, però, ancora proposte arrivate in questi ultimi giorni, pronte ad affiancarsi alle ipotesi che già circolano, per cambiare le pensioni. Una arriva da quel Cesare Damiano già fautore dell’uscita a quota 100 e del piano flessibile di pensione a 62 anni e 35 anni di contributi con penalizzazioni fino ad un massimo dell’8%, e che oggi propone la possibilità di uscita dal lavoro per tutti con 42 anni di contributi senza alcun limite di età anagrafica.

La seconda nuova proposta è stata avanzata dal consigliere del Cnel e professore all’Università Europea di Roma e alla Unilink Pennisi che, andando contro l’idea dell’assegno universale proposto da Boeri, pensa ad un piano di uscita anticipata a 55 anni e con 15 anni di contributi per la pensione degli over 55 che si ritrovano senza lavoro ma anche impossibilitati ad andare in pensione secondo gli attuali requisiti.

Con questo sistema, secondo Pennisi, un lavoratore dai 55 anni in su che perde il lavoro può andare in pensione ottenendo un assegno mensile calcolato sulla base dei contributi versati fino a quel momento, seppur talvolta basso. E in questo non ci sarebbe bisogno di istituire l’assegno universale perché non si creerebbero le condizioni per dar vita ad un nuovo caso sociale come tanti temono.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il