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Pensioni donne, anzianità, uomini riforma: novità ennesimo errore preferire assegno universale rispetto quota 100, mini pensione

Sì all’assegno universale seppur limitato a determinate persone mentre è ancora dibattito su piani di uscita anticipata: ultime novità riforma pensioni




Nonostante l'Italia, dopo tanti sacrifici e sforzi, stia tornando lentamente alla ripresa, seppur in maniera decisamente lieve, e si intravedono timidi segnali di ripartenza, non sussistono ancora quelle condizioni economiche tali da modificare la riforma pensioni attuale, l'unica capace di garantire sostenibilità economica al nostro Paese e di garantire, fino al 2021, risparmi per ben 80 miliardi di euro. Probabilmente, insieme alle intenzioni e alle belle promesse, manca ancora da parte del governo il coraggio di agire in tal senso, nonostante il progetto sia farlo attraverso sistemi di uscita anticipata che non dovrebbero richiedere l'impiego di risorse aggiuntive.

O meglio, per essere più precisi, per dare il via libera all'uscita anticipata con quota 100, con prestito pensionistico o mini pensione, sistema contributivo per tutti o staffetta generazionale e part time, servirebbero sì dei soldi ma si tratterebbe solo di anticipi da parte dello Stato che verrebbero restituiti, considerando che ogni sistema al vaglio prevede penalizzazioni a carico del lavoratore che decide di andare in pensione prima. Si tratta quindi di sistemi che, come già spiegato l'anno scorso, sarebbero a costo zero. Senza considerare che, nel caso di ulteriori necessità, prima della loro attuazione di potrebbe ricorrere a quel piano di tagli o interventi negativi, come su baby pensioni, pensioni di invalidità, cumulo, guerra e reversibilità che garantirebbero i risparmi necessari.

E se per queste novità flessibili serve tempo perché la situazione economia si riprenda, e forse riusciremo a vedere qualcosa nella prossima Manovra Finanziaria, diversa è, paradossalmente, la situazione per l’assegno universale. Il presidente dell’Inps Boeri ha annunciato di volerlo presentare entro giugno, valido, però, solo per coloro che hanno 55-65 anni e che rischiano di ritrovarsi in condizioni di difficoltà se perdono il lavoro. Si tratta certamente di un intervento che avrà un costo di cui, però, non sembra preoccuparsi quella stessa Ue che dice no agli interventi sulle pensioni proprio perchè attenta ai conti.

E ci si chiede il motivo. La risposta potrebbe essere che si tratta di una forma di sostegno già esistente in altri Paesi europei per cui l’Italia deve adeguarsi, ma per attuarlo da dove saranno effettivamente reperite le risorse? E perché circoscriverlo solo e determinate persone e non per tutti come accade negli altri Paesi? Sicuramente la risposa a quest’ultima domanda interessa i soldi, ne servirebbero meno se dovesse essere erogato non a tutti. Ma permangono ancora non poche perplessità.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il