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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: errore assegno universale rispetto quota 100, mini pensione. Eppure è il preferito

Ancora nessuna approvazione di piani di uscita anticipata per tutti ma via libera all’assegno universale nonostante la necessità di maggiori soldi: le ultime notizie




Al centro del dibattito politico sulla riforma pensioni, ormai da tempo, ci sono quei piani di uscita anticipata e flessibile che permetterebbero a tutti di andare in pensione prima rendendo così più ‘morbidi’ i requisiti imposti dall’attuale legge Fornero. Si parla da un anno, infatti, si uscita con quota 100, prestito pensionistico o mini pensione, staffetta generazionale e part time, sistema contributivo per tutti, tutti piani che, nonostante l’attenzione dell’Ue ai conti pubblici, non dovrebbero richiedere risorse aggiuntive, visto che prevedono in ogni caso penalizzazioni a carico del lavoratore e che se anche dovessero inizialmente richiedere soldi allo Stato, si tratterebbe di anticipi che verrebbero restituiti, per cui i conti non verrebbero toccati.

Eppure si dice che tali piani non possano essere approvati proprio perché necessitano di quelle risorse economiche al momento non disponibili. Ed ecco un altro paradosso tutto italiano: di discute da un anno della possibilità di pensioni flessibili e probabilmente chissà per quanto altro tempo se ne discuterà prima che effettivamente vengano approvate, mentre sembra quasi certa l’approvazione dell’assegno universale che invece di risorse effettivamente ne richiede, rendendo dunque l’intervento decisamente più costoso, tanto che alcuni ipotizzano che quel tesoretto da 1,6 miliardi di euro reperito dal governo nel nuovo Def possa essere destinato a questa misura.

E favorevole all’assegno universale, che nei piani del presidente Boeri dovrebbe essere presentato in una proposta organica il prossimo giugno, anche l’Ue, contraria invece a qualsiasi altro intervento flessibile sulla riforma pensioni. Il motivo di tale appoggio sta certamente nel fatto che si tratta di una forma di sostegno già esistente in quasi tutti gli latri Paesi europei, ma resterebbe comunque il problema dei soldi.

Ed è proprio questo punto che sorgono perplessità: è vero che esiste già in altri Paesi, ma sussiste per tutti e non solo per determinate persone tra 55 e 65 anni, ed è vero che, se attuato in maniera ben modulata e corretta, potrebbe rilanciare consumi e fiducia, ma è anche vero che prima bisognerebbe avere la certezza delle coperture per la sua approvazione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il