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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: mini pensione, quota 100, assegno universale,prestito,contributivo questa settimana

Si susseguono novità e si rincorrono botte e risposte di esponenti politici, forze sociali sulle novità necessarie per la riforma pensioni: le ultime notizie




Da settimane si susseguono novità e si rincorrono botte e risposte di esponenti politici, forze sociali, presidente dell’Inps Boeri, esperti e studiosi: motivo del contendere la riforma pensioni e le ultime notizie che circolano sulle nuove proposte di modifica. Mentre, infatti, Boeri, dopo aver già avviato la cosiddetta operazione trasparenza Inps, ha annunciato l’arrivo della busta arancione e dell’assegno universale, misure che se dovessero essere confermante, confermerebbero a loro volta che gli ulteriori interventi al vaglio di Boeri, da ricalcolo contributivo e maggiore flessibilità in uscita con penalizzazioni, potrebbero diventare realtà perché sostenute dal governo e dal premier Renzi innanzitutto, il ministro del Lavoro Poletti ha dichiarato che possibili cambiamenti sulle pensioni potrebbero essere contenuti nella prossima Manovra Finanziaria, e sindacati e partiti politici spingono perché effettivamente si possa agire in tal senso.

E tutti i piani di intervento sembrano essere ben definiti, uscita a quota 100, prestito pensionistico o mini pensione, staffetta generazionale e part time e assegno universale, per lo meno quelli più in discussione al governo. Eppure la situazione è ancora piuttosto complessa: l’Ue si dice contraria ad interventi flessibili perché teme che possano intaccare i conti pubblici pur essendo a costo zero ma appoggia l’assegno universale che, certamente, richiederebbe l’impiego di maggiori risorse. E questa contraddizione genera già le prime perplessità.  

Altri dubbi di attuazione immediata concreta dei piani flessibili derivano dal fatto che né al momento della sua presentazione in CdM né in questi giorni di discussioni parlamentari nel Def si faccia riferimento alle pensioni. Nulla sulla riforma previdenziale e, considerando che questo documento anticipa gli interventi della prossima Legge di Stabilità, tutto probabilmente sarà ancora rimandato, anche se fino ad ottobre non è escluso che qualche novità flessibile potrebbe arrivare.

Passando al piano di uscita a quota 100, la proposta in discussione è quella avanzata da Cesare Damiano, che permette al lavoratore di andare in pensione a 60 anni di età e 40 di contributi, o a 62 anni di età e 39 di contributi, o a 62 anni di età e 38 di contributi, avendo piena libertà di scegliere quando andare in pensione purchè la somma di età anagrafica ed età contributiva dia 100 come risultato. La scorsa settimana, però, anche l’onorevole Prataviera ha presentato un suo piano di uscita anticipata a quota 100 che, a differenza dei calcoli elaborati da Damiano, prevede il raggiungimento di un minimo di 35 anni di contributi versati o un'anzianità anagrafica di almeno 58 anni, con la possibilità, in via transitoria, di un periodo di tre anni di sospensione dell'adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi agli incrementi della speranza di vita.

Questo sistema permetterebbe così di scegliere di andare in pensione a 58 anni di età e 42 di contributi, a 59 anni di età e 41 di contributi, o con 35 anni di contributi e 65 anni di età, o con 36 anni di contributi e 64 di età, 37 di contributi e 63 di età, e così via.

Novità anche per il contributivo donna: mentre si attendono, infatti, conferme ufficiali dal governo sulla proroga del contributivo donna al prossimo 31 dicembre 2015, è stato presentato in settimana un nuovo ddl che chiede la possibilità di pensione anticipata a 60 anni per le donne lavoratrici, soprattutto per quelle che decidono di accumulare i contributi versati durante la propria carriera lavorativa anche durante ‘la maternità e nei lavori di cura che si sono caricate e probabilmente si dovranno caricare ancora’.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il