Le aziende Usa iniziano ad analizzare le ricerche fatte dagli utenti sui motori

Perché non sfruttare le parole inserite dagli utenti (le query) per capire cosa vendere loro in prima istanza?



Era l’uovo di Colombo. Se le ricerche web possono essere utilizzate per pubblicizzare dei prodotti, attraverso il meccanismo del paid listing – si chiedono sempre più aziende – perché non sfruttare le parole inserite dagli utenti (le query) per capire cosa vendere loro in prima istanza?

Come fa notare oggi il Wall Street Journal, quest’anno le imprese americane spenderanno circa 8,3 miliardi di dollari per abbinare le loro inserzioni ai risultati dei motori di ricerca (dati: eMarketer). Ma alcune di queste stanno già osservando l’altra faccia della medaglia: i desideri e le aspettative degli utenti espressi sotto forma di interrogazioni. Esistono già per altro dei servizi gratuiti con cui è possibile confrontare l’andamento e la popolarità di determinate parole-chiave all’interno di alcuni search engine: dallo strumento di Yahoo al servizio di Microsoft al sito Trends di Google, che permette di comparare diverse query.

Alcuni – come Siemens Medical Solutions – stanno addirittura usando questa strategia per scegliere il nome di un nuovo prodotto, una sorta di tesserino sanitario, basandosi sui dati ottenuti da Yahoo e Google. Lo stesso motore di Mountain View ha provato ad analizzare il traffico di query legate ai film usciti nel 2005, confrontandolo con il successo ottenuto dai vari titoli al box-office: il risultato è che poteva predire con oltre l’82% di accuratezza se un determinato film avrebbe incassato più di 25 milioni di dollari nel suo primo weekend.

Carola Frediani

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il