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Pensioni vecchiaia, donne, uomini riforma Governo Renzi: novità piano Sacconi 360 gradi accanto quota 100, mini pensione

Quali novità nel disegno di legge di riforma pensioni presentato dall'ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi? Tante le misure proposte.




Sono diverse le questioni affrontate dall'ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi per riformare le pensioni. Nella sua proposta di legge, che evidentemente tiene conto di una realtà lavorativa precaria e frammentata, trova spazio l'applicazione di una contribuzione volontaria flessibile, non più legata alla posizione assicurativa del contribuente. Sempre la flessibilità è la parola d'ordine del nuovo sistema di calcolo del riscatto degli anni di laurea, ora maggiormente modulato sulla base. Ecco poi la modifica dei criteri di calcolo della pensione in riferimento all'istituto della totalizzazione e la possibilità di sommare tutti i contributi versati.

Secondo Sacconi la legge Fornero ha prodotto "il drastico passaggio a una maggiore età di pensione - anche perché contestuale con la riforma degli ammortizzatori sociali - e al sistema contributivo". Il suo disegno di legge ne vuole rappresentare "il necessario complemento affinché, grazie all'introduzione di un più agevole e flessibile ricorso agli istituti della prosecuzione volontaria, del riscatto e della totalizzazione ovvero, attraverso un più intenso afflusso di risparmio previdenziale alla previdenza obbligatoria e la somma di tutti i contributi, si produca una maggiore consistenza in essa della posizione individuale e, di conseguenza, del relativo trattamento".

In questo contesto sarà decisiva la spending review, ora nelle mani di Yoram Gutgeld e Roberto Perotti. Allo studio ci sono misure di segno negativo per le pensioni. In particolare si punta a combattere una volta per tutte l'abuso degli assegni di invalidità, fonte di ingente spesa per le casse dello Stato. A proposito di tagli alla spesa pubblica, dopo le leggi sui tetti agli stipendi dei manager è arrivato il primo monitoraggio. Riguarda il 2013, quando è scattata la spending review targata Monti che imponeva come soglia massima la remunerazione del primo presidente della Corte di Cassazione, per un importo complessivo annuo di 311.658,53 euro. Tra le prime ad allinearsi anche Anas, Invitalia e Coni.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il