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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: nuova vittoria importante seppur poco nota in tribunale di Roma

I problemi nati dalla riforma pensioni finiti in Tribunale e nuova sentenza recente: chi interessa e cosa riguarda. I paradossi e le ultime notizie




Il governo Renzi tarda a definire una riforma pensioni capace di soddisfare le richieste arrivate finora da forze politiche e sociali e accade che sempre più spesso ci si rivolge ai tribunali di competenza per uscire da alcune impasse determinate dalla legge Fornero. Prima il caso dei quota 96 della scuola finito in Tribunale, che ha portato alla sentenza di pensionamento immediato per 42 docenti salernitani, contro cui però si è scagliato lo stesso governo; poi la bocciatura della Corte Costituzionale del referendum abrogativo presentato dalla Lega per la cancellazione della riforma pensioni attuale, e l’attesa di altre due sentenze della Consulta su legittimità del prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro e sulla perequazione automatica delle pensioni superiori tre volte il minimo Inps.

Tra le ultime notizie, la sentenza della Cassazione che ha stabilito che viene meno il diritto all’assegno di mantenimento se uno dei due ex coniugi si rifà una famiglia, anche nel caso in cui si tratti di  una convivenza di fatto e non di un secondo matrimonio in piena regola e che potrebbe avere conseguenze, per lo stesso principio, anche sugli assegni di reversibilità. Se, infatti, il coniuge sopravvissuto dovesse rifarsi una nuova famiglia, non dovrebbe più essere considerato vedovo/vedova e quindi non dovrebbe più godere dell’assegno di reversibilità.

E’ finita in tribunale anche la questione opzione contributivo donna, e la novità è una sentenza del Tribunale del Lavoro di Roma che ha stabilito che anche i precari hanno diritto agli scatti di anzianità, anche nel caso in cui abbiano vissuto un’intera carriera da supplenti e sono ormai in pensione.

Dopo aver accolto ricorso di una docente, che ha lavorato quasi ininterrottamente per oltre quarant’anni nella scuola pubblica senza mai riuscire ad entrare in ruolo, oggi in pensione con un assegno irrisori0, calcolata su uno stipendio fermo al contratto base di ingresso nel mondo del lavoro (circa 1.300 euro al mese), visto che il sistema vigente non riconosce ai supplenti l’avanzamento di carriera, il Tribunale ha stabilito che il Ministero dovrà riconoscerle tutte le differenze non pagate.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il