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Pensioni vecchiaia e anzianità Governo Renzi: riforma nuova modifica leggi attuali con sentenza tribunale di Roma

Troppe volte la questione della riforma pensioni è finita in un'aula giudiziaria. E non sempre è stato messo un punto definitivo alle vicende.




Non è affatto una novità che la riforma pensioni passi dalle aule dei tribunali. I casi sono tanti e di ripetono con una buona frequenza. Le ultime notizie riferiscono di due sentenze in grado di avere conseguenze a livello previdenziale. La prima porta la firma della Corte di Cassazione e prevede il mancato percepimento dell'assegno di mantenimento e dunque dell'assegno di reversibilità nel caso di una convivenza di fatto e non necessariamente di un secondo matrimonio. La seconda, del Tribunale del Lavoro di Roma, si lega alla cosiddetta opzione contributivo donna, e stabilisce come anche i precari abbiano diritto agli scatti di anzianità, anche se supplenti.

Risale a pochi mesi fa la bocciatura della Corte Costituzionale della proposta di referendum abrogativo di tutta la legge Fornero. E che dire della questione dei quota 96, più volte oggetto di dibattimento? In ballo sono stati quei lavoratori che, nonostante il compimento di 61 anni d'età e il raggiungimento di 35 anni di contributi previsti dalla normativa di riferimento, non sono andati in pensione a causa dell'introduzione delle norme contenute nella riforma Fornero, che non hanno tenuto conto della peculiarità del calendario scolastico.

In questo contesto i disoccupati di lunga durata cioè quelli senza lavoro da almeno un anno, sono il 58,6% del totale. In questa negativa graduatoria, l'Italia è al quarto posto fra i 34 Paesi dell'area Ocse, dietro a Irlanda, Grecia e Slovacchia. Non è il solo dato preoccupante fornito dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: nel 2012 il debito delle famiglie italiane è salito al 94,2% del reddito disponibile; il divario tra ricchi è poveri "è notevole" perché "il 20% più ricco della popolazione guadagna quasi 6 volte di più del 20% più povero". Sul tema della disoccupazione (al 13% per l'Istat) è intervenuto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: "Per il momento non preoccupa, vediamo che cosa succede nei prossimi mesi".

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il