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Pensioni ultime notizie Governo Renzi riforma uscita anticipata deve rimanere argomento principale senza nessuna scusante

Piani di uscita anticipata e flessibile devono rimanere punto centrale della riforma pensioni: novità e ultime notizie governo Renzi




Si continua a discutere di questione previdenziale e nuovi problemi ma, nonostante le ultime notizie, dopo tante dichiarazioni, annunci e promesse, l’uscita anticipata e flessibile deve rimanere il punto centrale di una riforma pensioni che tutti dal premier Renzi, al ministro del Lavoro Poletti, passando attraverso il sottosegretario Baretta, per arrivare al presidente dell’Inps Boeri, agli altri dirigenti dell’Istituto, studiosi ed esperti, ritengono fondamentale.

Secondo molti esperti, a prescindere dalle penalizzazioni che oggi stanno pagando i lavoratori coinvolti dalle norme pensionistiche della legge Fornero, i giovani di oggi rischiano di diventare i poveri di domani e si tratta di prospettive non certo rosee, soprattutto alla luce del fatto che il governo, se volesse davvero, potrebbe intervenire permettendo maggiore flessibilità in uscita con piani di tagli già definiti o con uno di quei sistemi che a fronte di uscite anticipate richiedono penalizzazioni a carico del lavoratore.

Lo stesso Renzi mostra da sempre una reale intenzione di intervento sulle pensioni e, pur tacendo in maniera esplicita, lo ha dimostrato con la nomina di Tito Boeri presidente dell’Inps prima, e di Yoram Gutgeld, già suo consigliere economico, nuovo commissario per la spending review, con cui condivide diversi piani, a partire da quegli interventi negativi su pensioni di invalidità, guerra, cumulo, reversibilità, necessari per recuperare nuove risorse economiche che servirebbero per mettere in atto altri interventi, nelle pensioni o nel welfare. E nella newsletter pubblicata sul suo sito personale tempo fa, ha fatto riferimento alle questioni sociali e alle ultime notizie sulle pensioni, ammettendo un ritardo di interventi sulla questione previdenziale, proprio per i problemi economiche e le politiche Ue attente ai conti e che frenano ogni intervento.

E le novità lo confermano, considerando che proprio nelle ultime settimane è tornato ad affacciarsi lo spettro di una disoccupazione, soprattutto giovanile, in netta ripresa nel mese di marzo. E’ dunque ancora e sempre più necessario agire sulle pensioni, nonostante la ribadita contrarietà di sempre di Mef e Ue. Per rimettere in moto l’economia italiana, così come tutti auspicano, obiettivo per cui tutti lavorano, è fondamentale, infatti, spingere il mercato del lavoro e far tornare a volare l’occupazione.

Abbassare il tasso di disoccupazione, assumere nuovi giovani significherebbe puntare ad una maggiore competitività, quindi produttività, come sottolineato spesso anche dal ministro Madia, e questo si trasformerebbe in nuovo slancio per il mercato del lavoro e l’economia, in generale.

A tal fine servirebbero quei meccanismi di uscita anticipata che permetterebbero ai lavoratori oggi occupati di andare in pensione prima rispetto alla soglia oggi imposta dalla legge Fornero, che fissa l’età pensionabile a 66 anni, limite anagrafico per molte categorie di lavoratori, come i precoci o gli usuranti, davvero pesante da raggiungere. Un loro prepensionamento agevolerebbe non solo questi lavoratori ma libererebbe nuovi posti di lavoro per le assunzioni di impiegati più giovani.

Ciò che serve per arrivare a queste novità effettiva è il coraggio da parte del governo di intervenire sulla riforma pensioni attuale, nonostante, come spesso spiegato, sia l’unnica legge capace al momento di garantire sostenibilità economica al nostro Paese, senza considerare gli 80 miliardi di euro di risparmi che promette fino al 2021. E il cambiamento sarebbe ideale se si pensasse a mettere a punto, come del resto aveva già annunciato il ministro Poletti l’anno scorso, una soluzione universale per tutti, piuttosto che singole leggi per determinate categorie di lavoratori.

E se l'anno scorso a frenare ogni intervento sulle pensioni è stata la crisi economica, quest'anno sembra che si sia pronti a nascondersi dietro l’ultima sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuta illegittima la norma della legge Fornero sul mancato adeguamento delle pensioni superiori tre volte il minimo all'inflazione per il biennio 2012-2013 e che dovrà portare il governo a recuperare nuove risorse per ripagare le pensioni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il