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Pensioni donne e uomini Governo Renzi: riforma, novità Pedica, Madia, Librandi, Boeri, Brambilla, Damiano, Renzi affermazioni

Le ultime proposte di intervento sulla riforma pensioni da ministro Madia, premier Renzi, presidente Boeri e non solo. Le ultime novità




E’ stata una settimana di silenzio, quella appena trascorsa, per il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che, senza rilasciare alcuna dichiarazione sul gran caos di questi ultimi giorni, continua sulla strada di interventi concreti e, come aveva annunciato, ha ufficialmente lanciato da venerdì primo maggio l’operazione ‘La mia pensione’, al via per ora solo per gli under 40e che permetterà ai contribuenti di conoscere il proprio futuro pensionistico, controllare i contributi versati all’Inps, sapere quando potranno andare in pensione e quanto si percepirà al termina della propria vita lavorativa. E probabilmente anche questo atto serve per comprendere come ogni intervento annunciato da Boeri sia alla fine realizzato, cosa che vedremo se accadrà anche con l’assegno universale e il ricalcolo contributivo, prima di pensare a forme di maggiore flessibilità in uscita, che si potranno verificare, secondo Boeri, solo a fronte di pensioni più leggere.

Il ministro Madia apre invece, nuovamente al prepensionamento per gli statali con il part time. Ma se lo scorso anno il suo piano era stato bloccato dalla Ragioneria di Stato, questa volta è il Mef ad esserne contrario. Ma qualcosa potrebbe cambiare con le modifiche introdotte alla sua proposte dall’emendamento di Hans Berger, che prevede una staffetta generazionale negli enti pubblici per favorire l’ingresso di nuovi giovani nelle amministrazioni pubbliche. Il nuovo emendamento prevede che i dipendenti anziani prossimi alla pensione potranno scegliere il part-time come alternativa all’uscita anticipata dal mondo del lavoro, su base volontaria.

Per il deputato di Scelta Civica Librandi, invece, il blocco della rivalutazione pensionistica della legge Fornero, che era stato approvato per produrre risparmi, ora, con la nuova sentenza della Corte Costituzionale, contribuirà solo ad aumentare i problemi già esistenti e quella differenza generazionale tra i già pensionati, che devono essere rimborsati, e i giovani che probabilmente alla pensione non arriveranno mai e che se la matureranno percepiranno assegni mensili decisamente magri. Nessuna modifica ma cancellazione totale della legge Fornero: questo ciò che chiede Stefano Pedica del Pd considerando i problemi sociali che questa riforma ha creato.

Anche per Alberto Brambilla, docente all’Università Cattolica di Milano, saranno decisamente negativi e faranno solo del male al sistema pensionistico attuale, già decisamente provati, i rimborsi decisi dalla Corte Costituzionale per quei pensionati che non hanno visto rivalutarsi i loro assegni pensionistici perché superiori tre volte il minimo, per effetto della legge Fornero. Ora è necessario provvedere a rimborsare i pensionati senza però intaccare i conti pubblici, sotto la lente di ingrandimento dell’Ue.

E, come fatto finora, anche il premier Renzi continua a tacere in maniera diretta sulla questione pensioni, facendo un minimo accenno ai fondi pensione, spiegando che in Italia hanno un grado di investimento che tra i più bassi a livello europeo ed è necessaria una nuova strategia che li rilanci. E ha assicurato che il ministro dell’Economia Padoan ci sta lavorando.  E mentre si pensa a intervenire sui fondi pensione, Cesare Damiano del Pd ritiene che sia prioritario risolvere i problemi creati dalla legge Fornero, a partire dal problema delle ricongiunzioni, per arrivare ad una maggiore flessibilità per l’uscita dal lavoro.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il