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Pensioni ultime notizie Governo Renzi riforma i fondi dati all'Ue che si potevano usare per farla ora sono pure in pericolo

Soldi disponibili in Italia ma per interventi diversi rispetto a modifiche riforma pensioni: perché il governo non invece nella nostra previdenza?




Ciò che finora ha impedito l’attuazione di interventi pensionistici volti a modificare l’attuale riforma pensioni rendendola più flessibile è sempre stata la mancanza di soldi, o meglio, la motivazione della mancanza di risorse economiche necessarie è ciò che hanno sempre ribadito i tecnici del Tesoro e l’Ue. Ma le novità e ultime notizie confermano che per una riforma della pensioni non servono in realtà soldi visto che, per garantire una maggior flessibilità in uscita a tutti sono stati messi a punto sistemi che si possono autofinanziare, grazie alle penalizzazioni richieste ai lavoratori che decidono di andare in pensione prima, ma anche grazie ai fondi che deriverebbero dai tagli della spending review.

Si tratta anzi di piani (quota 100, mini pensione, contributivo) che, sul lungo periodo, riuscirebbero a garantire anche risparmi importanti e decisivi più di quelli attuali, anche se nell’immediato sembra siano costosi. Ed è questo su cui puntare per convincere l’Ue che si tratterebbe di sistemi vantaggiosi, sia in termini di risparmi che di rilancio occupazionale, considerando che attraverso le uscite anticipate dei lavoratori più anziani si potrebbe permettere l’ingresso di nuovi giovani nel mondo del lavoro.

E sia il vantaggio occupazionale che quello relativo ai risparmi è stato ribadito e confermato da diversi politici. Di certo c’è che, mentre ci si lamenta della impossibilità di intervenire per mancanza di soldi, dall’altra parte l’Italia ha deciso di contribuire alla creazione del Fondo europeo strategico per gli investimenti con ben 8 miliardi. Cifra che sarebbe anche avanzata se fosse stata impiegate per i piani di uscita anticipata giacchè, secondo quanto stimato, servirebbero 900 milioni per permettere il prepensionamento con prestito pensionistico; o tra i 2,5 e gli 11,4 miliardi di euro per l’uscita con quota 100.

A questa somma, si aggiungono quei 45 miliardi di euro che l’Italia ha ‘prestato’ alla Grecia per evitare il fallimento. Ma con la revisione del debito si tratta di soldi fortemente a rischio. Ed è sempre più difficile capire come mai nonostante i soldi siano disponibili vengano sempre impiegati in altri interventi ritenuti puntualmente più importanti delle pensioni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il