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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie della settimana tra dati economici, nuove proposte e studi, rapporti

Questa settimana si è chiusa con notizie positive per l’economia italiana: quali le possibili influenze su riforma pensioni e novità. Le ultime notizie




Questa settimana si è chiusa con notizie positive per l’economia italiana: il Pil infatti, come attestato dall’Istat, è tornato a crescere nei primi tre mesi del 2015 e si tratta di una novità importante non solo perché mette in evidenza, probabilmente, i primi effetti dei tanti sacrifici degli italiani, ma anche perché potrebbe avere importanti conseguenze sulle pensioni. Se, infatti, il Pil continuasse a crescere in maniera costante è possibile che, come paventato qualche tempo fa, nella prossima Manovra Finanziaria di ottobre potremmo trovare nuovi interventi sulla riforma pensioni.

L’aumento continuativo del Pil potrebbe aprire nuovi margini di intervento e far recuperare fiducia al nostro Paese. Solo così si potrebbe lavorare per l’attuazione effettiva di quei piani di uscita anticipata e flessibili per tutti come quota 100, mini pensione o contributivo e in tal caso servirebbe una sorta di compromesso tra i diversi esponenti politici e le forze sociali, ognuno oggi orientato maggiormente verso  un sistema piuttosto che su un altro. Più probabili sono invece gli interventi negativi, già annunciati dal premier Renzi, e che potrebbero rappresentare un primo passo verso ulteriori cambiamenti delle pensioni.

Si tratterebbe di quei drastici cambiamenti che interesserebbero baby pensioni, pensioni di invalidità, reversibilità, guerra, cumulo, così come ricalcolo contributivo, che, secondo gli esperti, permetterebbero di accumulare nuove risorse necessarie per poi poter proseguire sulla strada del cambiamento avendo più soldi a disposizione. Resta tuttavia da capire in che modo verrebbero utilizzati questi ulteriori soldi, se per maggiore flessibilità, o per aumentare gli assegni minimi, o soltanto per singole categorie di lavoratori, confermando così ancora una volta errori già compiuti in passato.

E, infatti, è scontro sulla questione tra le personalità più autorevoli: mentre è sempre più evidente l’intenzione del premier Renzi di voler continuare da solo anche sulle pensioni, come già avvenuto per riforma del Lavoro e nuova legge elettorale, Boeri, Gutgeld e ministro Poletti confermano la volontà di intervenire sulle pensioni, proprio partendo da tagli e garantendo l’assegno universale, Mef e ministro Padoan continuano a ribadire la contrarietà ad interventi flessibili sulle pensioni e una parte del Pd ha addirittura chiesto in questi giorni una totale revisione dell’attuale legge e non solo modifiche, sulla scia di quanto aveva già chiesto la Lega.

D’altra parte, c’è chi si aspetta sorprese sulle pensioni in vista delle elezioni regionali di fine mese e i primi risultati delle elezioni comunali in Trentino, ma non solo, hanno già messo in evidenza quanto i cittadini aspettino novità sulle pensioni e a confermarlo il successo della Lega in diverse città. Proprio per riconquistare fiducia e consensi il governo potrebbe puntare sul tema delle pensioni. Intanto, la settimana appena trascorsa avrebbe dovuto fornire indicazioni importanti sulle pensioni dopo gli incontri tenutisi.

Sono intervenuti, per esempio, intervenuti alla Camera il ministro del Lavoro Poletti e il presidente dell’Inps Boeri sulla questione risarcimenti ai pensionati puntando l’attenzione soprattutto sulla necessità di garantire un equilibrio per tutti. Inoltre, Boeri ha lasciato intendere di voler proseguire sulla strada del ricalcolo contributivo e dell’assegno universale. Il piano di lavoro annunciato da Poletti si propone inoltre di non “scaricare ulteriori pesi sulle future generazioni”.

Si sono inoltre susseguite anche in questa settimana diverse nuove proposte di intervento sulle pensioni: dall’ipotesi di reintrodurre il divieto di cumulo con i redditi da lavoro a favore di piani per una maggiore flessibilità in uscita; alla proroga del contributivo donna fino al 2018 come chiesto dalla Lega; alla proposta, sempre della Lega, di pensione a 64 anni per i dipendenti pubblici che al 31 dicembre 2012 hanno maturato quota 96.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il