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Pensioni Governo Renzi riforma ultime notizie: legge attuale modifiche con quota 100,mini pensione,assegno universale,contributi

Le possibili novità pensioni tra piani di uscita anticipata con quota 100, contributivo e mini pensione o prestito pensionistico. A giugno la proposta dell’assegno universale. Cosa cambierà




Nuove aperture a interventi flessibili sull’attuale legge pensionistica potrebbero permettere reali interventi già con la prossima Legge di stabilità ma resta ancora da capire, come confermano le novità e ultime notizie, quali misure adottare e quali piani di uscita anticipata mettere in atto. Ognuno di essi modifica i requisiti pensionistici imposti dalla riforma pensioni attuale che chiede 66 ani e tre mesi per tutti, uomini e donne,che dal prossimo 2016 saliranno a 66 anni e sette mesi, e 42 anni e sei mesi di contributi agli uomini e 41 anni e sei mesi di contributi alle donne. Uscita con quota 100, sistema contributivo e mini pensione o prestito pensionistico, abbassano questi requisiti. Vediamo in che modo.

L’approvazione di un’uscita anticipata con mini pensione o prestito pensionistico, consentirebbe al lavoratore che non riesce a maturare i requisiti attuali, di andare in pensione due o tre anni prima percependo, mensilmente, un anticipo di circa 700 euro sulla pensione finale. Una volta maturati i normali requisiti pensionistici, però, l’anticipo ricevuto dovrà essere restituito attraverso piccole penalizzazioni sull’assegno mensile, ma si tratterà di trattenute solo di qualche decina di euro.

Con l’uscita a quota 100, secondo lo schema proposto da Cesare Damiano, invece di raggiungere i 66 anni e tre mesi e 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne, si potrebbe andare in pensione a 60 anni di età e 40 di contributi, 61 anni di età e 39 di contributi, 62 anni di età e 38 di contributi e così via, purchè, dunque, la somma di età anagrafica ed età contributiva dia come risultato 100. C’è chi auspica poi l’approvazione della proroga del contributivo donna al 31 dicembre 2015, e che la Lega ha chiesto di prorogare ancora fino al 31 dicembre 2018, grazie al quale le donne lavoratrici possono andare in pensione prima, a 57 anni per le dipendenti e 58 per le autonome, con 35 anni di contributi e accettando la pensione finale calcolata interamente con sistema contributivo.

In questo caso si percepirebbe una pensione ridotta (di circa il 25-30%) rispetto a quanto si percepirebbe con il sistema retributivo. Si tratta di eventuali modifiche cui si affiancherebbe la novità dell’assegno universale: secondo quanto annunciato da presidente dell’Inps Boeri e ministro del Lavoro Poletti, la proposta di assegno universale dovrebbe essere presentata al governo entro giugno, dovrebbe essere una forma di sostegno a chi perde il lavoro ma non ha ancora i requisiti per andare in pensione, del valore di circa 700 euro, ma ancora non si è capito se sarà erogato solo agli over 55 o varrà per tutti i disoccupati e gli inoccupati.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il