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Pensioni donne, anzianità, uomini Governo Renzi: riforma novità settimana significative e numerose

Come modificare l’attuale riforma pensioni e piani di intervento al vaglio: le discussioni e le prospettive dopo un’altra intensa settimana di discussioni




Anticipare il momento della pensione, applicare piccoli prelievi sulle pensioni più alte, attuare interventi negativi: sono questi i progetti allo studio del governo Renzi per modificare l’attuale legge pensionistica e dopo un’altra settimana decisamente importante di discussioni in merito, potrebbero aprirsi nuove possibilità. Certamente è stata confermata l’intenzione del governo di abbassare l’età pensionabile per tutti ma ci si chiede quale sarà la strada che sarà intrapresa, quali i piani di modifica da vagliare e come potrebbero cambiare età e contributi per lasciare il lavoro rispetto a quelli oggi richiesti, considerando le tante proposte di modifiche e le leggi presentate da partiti politici e forze sociali.

Senza dimenticare l’articolato piano di modifiche messo a punto dal presidente dell’Inps, Tito Boeri, l’unico che finora ha messo davvero in pratica tutto ciò che ha proposto. E che, dopo il via all’operazione trasparenza e a ‘La mia pensione’, si prepara, d’accordo con il ministro del Lavoro Poletti, si prepara a presentare a giugno un nuova proposta di interventi pensionistici, che partono dall’assegno universale per gli over 55. Ma Boeri rilancia anche sul ricalcolo contributivo prima di passare a quelle modifiche su età e contributi di uscita dal lavoro che, tra l’altro, continuano ad incontrare la contrarietà di Ue e tecnici del Tesoro.

E l’unico modo per convincerli che modificare la riforma pensioni attuale non intaccherebbe i conti pubblici sarebbe innanzitutto intervenire con quei tagli a baby pensioni, pensioni di invalidità, reversibilità, guerra, cumulo, e quindi con ricalcolo contributivo, che consentirebbero, come spiegato da premier Renzi, commissario Gutgel e presidente Boeri, di mettere da parte quelle risorse finanziarie necessarie per poi passare ad attuare modifiche positive, come da tutti auspicato.

Resta da capire l’orientamento sul piano di uscita anticipata che verrebbe approvato, tra quota 100, mini pensione o prestito pensionistico, o di pensione a 62 anni con decurtazioni dell’assegno mensile. Entrando nel merito di queste proposte, il sistema di uscita a quota 100 permetterebbe di andare in pensione prima dei 66 anni, vale a dire a 60 anni di età e 40 di contributi, 61 anni di età e 39 di contributi, 62 anni di età e 38 di contributi e così via, purchè  età anagrafica ed età contributiva diano come risultato 100. L’ucita con prestito pensionistico, il lavoratore potrebbe andare in pensione due o tre anni prima rispetto all’attuale soglia dei 66 anni, ricevendo un anticipo sulla pensione finale, da restituire attraverso piccole trattenute sulla pensione mensile, quando maturerà i requisiti oggi richiesti.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il