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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma questa settimana quota 100, contributivo, mini pensione, assegno universale

Dopo la riforma del Lavoro, la riforma elettorale e quella della Scuola, il governo Renzi si avvia a definire una nuova riforma pensioni: novità e ultime notizie




Dopo la riforma del Lavoro, la riforma elettorale e quella della Scuola, il governo Renzi si avvia a definire una nuova riforma pensioni, capace di modificare l’attuale legge, cercando di renderne più morbidi i requisiti, oggi considerati troppo rigidi soprattutto per determinate categorie di lavori. Altro obiettivo dell’esecutivo quello di chiudere definitivamente le partite di esodati e quota 96 della scuola, nati da errori di formulazione della legge attuale, nonché di aumentare le pensioni minime. Tante le idee e i piani al vaglio, tanti anche gli ostacoli da superare per la loro attuazione, da Mef a Ue.

Per modificare età e contributi imposti oggi, che prevedono l’uscita dal lavoro a 66 anni e tre mesi e 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi di contributi per le donne, probabilmente si partirà da quegli interventi negativi, come tagli a baby pensioni, pensioni di reversibilità, invalidità, cumulo o ricalcolo contributivo, per poter recuperare risorse ulteriori e attuare modifiche positive. Tra le principali proposte su cui si discute, quella di pensione a 62 anni d’età e 35 di contributi, con una penalizzazione sull’assegno al massimo dell’8%, che si riduce progressivamente fino ad azzerarsi per chi sceglie di andare in pensione a 66 anni.

Ad oggi, è una delle proposte che metterebbe tutti d’accordo, forze politiche e sociali e lavoratori, considerando che andando in pensione a 62 anni rinunciando ad una percentuale dell’assegno mensile darebbe maggiore libertà di uscita ai lavoratori, più possibilità alle imprese di assunzioni di nuovi giovani e nessun problema di gestione dei conti per il governo. Si tratta di una ipotesi condivisa anche dal presidente dell’Inps Boeri che aveva parlato della possibilità di concedere possibilità di andare in pensione prima a fronte di pensioni più leggere e per finanziare eventualmente questo piano ha proposto un contributo di solidarietà a chi è andato in pensione con il sistema retributivo.

Altre ipotesi al vaglio sono quelle di uscita a quota 100, proposta da Cesare Damiano, che si propone come somma di età anagrafica e contributiva, permettendo al lavoratore di scegliere l’età in cui andare in pensione, vale a dire 60 anni e 40 di contributi, 61 anni e 39 di contributi, 62 anni e 38 di contributi e così via; e quella di uscita prima con mini pensione o prestito contributivo, anche in questo caso sistema a costo zero, visto che prevede un anticipo sulla pensione finale da erogare al lavoratore che vuole andare in pensione prima, ma che maturati i regolari requisiti richiesti dovrà essere restituito con piccole trattenute mensili sulla pensione finale.

Anche questa ipotesi al momento è tenuta particolarmente in considerazione, bisognerà vedere nelle prossime settimane quali saranno i principali orientamenti del governo. E mentre si discute dei sistemi che permetterebbero ai lavoratori di andare in pensione prima, è ormai certo l'arrivo della proposta contenente l'assegno universale, che sarà presentata a giugno.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il