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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: età, contributi, requisiti come cambiano nei prossimi anni con o senza interventi

Quota 100, mini pensione, contributivo al vaglio per modificare età e contributi di accesso alla pensione: le novità e ultime notizie e prospettive future




L’attuale legge pensionistica, in vigore dal 2012, ha reso i requisiti di accesso alla pensione decisamente più rigidi per tutti, estendendo tra l’altro a tutti i lavoratori il calcolo pensionistico finale solo ed esclusivamente con metodo contributivo che ha sostituito il più vantaggio retributivo. I requisiti di uscita dal lavoro imposti dall’attuale riforma prevedono il raggiungimento di un’età di 66 anni e tre mesi sia per uomini che per donne e contributi pari a 42 anni e sei mesi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne. Si tratta però, secondo le novità e ultime notizie, di requisiti pronti a salire ogni due anni, di tre, quattro mesi, per effetto dell’aumento dell’aspettativa di vita Istat.

Ciò significa che per andare in pensione dal primo gennaio 2016 non basteranno più 66 anni e tre mesi ma si potrà lasciare il lavoro a 66 anni e sette mesi e, secondo questo schema, l’età per la pensione di vecchiaia salirà progressivamente fino ad arrivare ai 70 anni nel 2050 e, per quanto riguarda i contributi necessari per accedere alla pensione anticipata, arriveranno a 46 anni e 3 mesi. E’ chiaro come si tratti di traguardi che sono considerati quasi impossibili dalla stragrande maggioranza dei lavoratori e su cui è necessario intervenire oggi per non avere pesanti conseguenze in futuro.

Ulteriori aumenti dell’età pensionabile potrebbero avere conseguenze negative non solo sui lavoratori che sarebbero sempre più penalizzati ma anche sull’occupazione, destinata a ridursi sempre più considerando le uscite sempre più tardi dei lavoratori impiegati e le conseguenti poche opportunità di inserimento nel mondo del lavoro per i più giovani. Per uscire da questa impasse sono diverse le idee al del governo ormai da oltre un anno, da quota 100, a pensione anticipata a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni fino ad un massimo dell'8%, a mini pensione o prestito pensionistico.

Vediamo come cambierebbero età e requisiti di accesso alla pensione con questi sistemi. Con il prestito pensionistico, il lavoratore potrebbe andare in pensione due o tre anni prima rispetto all’attuale soglia dei 66 anni, potrebbe cioè lasciare il lavoro a 63, 64 anni, ricevendo un anticipo sulla pensione finale, da restituire attraverso piccole trattenute sulla pensione mensile, quando maturerà i requisiti oggi richiesti.

Con l’uscita a quota 100, invece, si potrebbe andare in pensione prima dei 66 anni, a 60 anni di età e 40 di contributi, 61 anni di età e 39 di contributi, 62 anni di età e 38 di contributi e così via, purchè  età anagrafica ed età contributiva diano come risultato 100. E c’è poi da attendere sul futuro del contributivo donna, che permetterebbe alle lavoratrici di lasciare il lavoro anzicchè a 66 anni e tre mesi, a 57 anni per le dipendenti e 58 per le autonome, con 35 anni di contributi, ma percependo una pensione ridotta calcolata unicamente con metodo contributivo. Questo calcolo ridurrebbe la pensione finale di circa il 25-30%.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il