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Pensioni anticipate ultime notizie della settimana tra problemi da risolvere e nuove ipotesi in discussione

Governo Renzi sempre più impegnato a discutere nuovi interventi su riforma pensioni: ipotesi al vaglio tra quoa 100 e mini pensioni e novità




Il Pd continua a chiedere di cambiare l’attuale legge pensionistica con sistemi che permettano a tutti i lavoratori di andare in pensione prima, mentre Lega e M5S rilanciano sulla proroga al 31 dicembre 2018 del contributivo donna, mentre Sel, sindacati, minoranza Pd puntano su piani come quota 100 o pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni per rendere più ‘morbidi’ i requisiti pensionistici attuali. Sono tante le ipotesi in discussione e le novità e ultime notizie confermano che continuano anche ad arrivare proposte e ddl.

Intanto, il presidente dell’Inps, insieme al ministro del Lavoro Poletti, ha confermato che a giugno sarà presentata una proposta completa di riforma delle pensioni, volta a favorire equità e alla presentazione di quell’assegno universale che, ad oggi, sembra essere l’unica misura certa di novità pensioni. Ancora incerta, invece, la situazione sui piani di pensione anticipata, da quota 100 a mini pensione o prestito contributivo, a contributivo, piani che per diventare effettivamente realtà hanno innanzitutto bisogno di un’approvazione da parte dell’Ue che al momento continua ad essere distante. Senza considerare la contrarietà a tali modifiche ancora dichiarata dai tecnici del Tesoro.

Tuttavia, diversi partiti politici sostengono la necessità di agire in tal senso, perché hanno dimostrato a più riprese i vantaggi che i prepensionamenti porterebbero. Cerchiamo di capire come cambierebbero i requisiti attuali di pensionamento con i piani di uscita anticipata, ricordando che oggi per andare in pensione uomini e donne devono raggiungere i 66 anni e tre mesi e 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi di contributi per le donne.

Con il prestito pensionistico si potrebbe andare in pensione due o tre anni prima rispetto ai 66 di oggi, ricevendo un anticipo di circa 700 sulla pensione finale. Una volta maturata la normale pensione, però, il lavoratore dovrà restituire quanto ricevuto in anticipo con piccole trattenute sull’assegno mensile finale. Proprio in riferimento al prestito, il ministro del Lavoro Poletti ha dichiarato qualche giorno fa di essere a lavoro per la definizione di uno scivolo di accompagnamento alla pensione di coloro che hanno perso il lavoro ma anche su un sistema di staffetta generazionale per permettere quel turn over lavorativo volto a rilanciare l’occupazione giovanile.

Poi c’è il piano di uscita a quota 100 di Damiano, somma di età anagrafica e contributiva che,contrariamente ai requisiti richiesti attualmente di 66 anni e tre mesi per tutti, uomini e donne indistintamente, con 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne,  permetterebbe al lavoratore di scegliere se andare in pensione a 60 anni di età e 40 di contributi, 61 anni di età e 39 di contributi, 62 anni di età e 38 di contributi e così via.

E poi c’è il contributivo, per cui sono chieste e particolarmente attese risposte ufficiali da parte del governo fino al 31 dicembre 2015. Si tratta di un sistema che permette alle lavoratrici avrebbe di andare in pensione a 57 anni per le dipendenti e 58 per le autonome, se maturati 35 anni di contributi ma accettando di calcolare la pensione finale esclusivamente con sistema contributivo, il che significherebbe percepire una pensione ridotta (di circa il 25-30%) rispetto a quanto si percepirebbe con il retributivo.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il