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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: per chi e come penalizzazioni, ricalcolo assegno parziale o entrambi

Andare in pensione prima con penalizzazioni crescenti sull’assegno finale o approvare ricalcolo contributivo per tutti: le ipotesi al vaglio oggi per modificare riforma pensioni. Le novità




Continuano ad essere tantissime e diverse le proposte di modifica all’attuale riforma pensioni presentate dai diversi partiti, da quelle del Pd che chiedono di abbassare l’età pensionabile per tutti e di reintrodurre il divieto di cumulo tra redditi da lavoro e redditi da pensione; a quelle della Lega, che chiede invece la proroga del contributivo donna di un altro triennio, fino cioè al 31 dicembre 2018, e la pensione a 64 anni per i dipendenti pubblici che hanno maturato la quota 96 entro il 31 dicembre 2012; a quella di Sel che chiede la modulazione dei requisiti pensionistici di uscita dal lavoro in base alla tipologia di lavoro che si svolge.

Le novità e ultime notizie, però, si focalizzano su revisione dell’attuale legge pensionistica con pensioni anticipate con penalizzazioni o su ricalcolo contributivo. E lo stesso premier Renzi su Twitter ha fatto sapere che tra ottobre e novembre l’attuale legge pensionistica potrebbe essere effettivamente rivista. L’intenzione è dare la possibilità a tutti i lavoratori di andare in pensione prima rispetto ai 66 anni e 7 mesi che dal prossimo 2016 sarà necessario raggiungere secondo le norme attuali. E le possibilità al vaglio sono due: pensione a 62 anni di età, senza penalizzazioni, e con almeno 35 anni di contributi, sistema che per essere approvato, secondo le stime di Ragioneria e Inps, potrebbe avere un costo di 45 miliardi.

Tuttavia si tratterebbe di anticipi, giacchè la possibilità di prepensionamento è strettamente collegata a penalizzazioni sulla pensione finale per coloro che decidono di lasciare prima il lavoro. Chiunque, infatti, sceglie di andare in pensione prima dei 66 anni subirà una penalizzazione sul valore degli assegni finali ma si tratta di decurtazioni necessarie per sostenere il ricambio generazionale attraverso il turn over lavorativo tra più anziani e più giovani.

Il piano che si intende seguire è, dunque, quello proposto da Cesare Damiano, di uscita a 62 anni e 35 di contributi con penalizzazioni che partono dal 2% fino ad un massimo dell’8%, in base all’età in cui si decide di lasciare prima il lavoro rispetto alla soglia dei 66 anni. Ma per far quadrare i conti, le penalizzazioni dovrebbero arrivare fino all’11%, o addirittura fino al 20-30%. Per evitare che le penalizzazioni salgano così tanto, altre ipotesi allo studio è il sistema indicato dal presidente dell’Inps Boeri di ricalcolo pensionistico per tutti coloro che percepiscono le cosiddette pensioni d’oro, in parte risultato del vecchio e più vantaggioso calcolo retributivo.

Si tratterebbe di un sistema che garantirebbe nuovi risparmi per le Casse dello Stato ma che non è appoggiato da Damiano. Ma per mettere da parte ulteriori fondi restano sempre in ballo quegli interventi negativi su determinate pensioni, come le baby pensioni, le pensioni di invalidità, reversibilità, cumulo, guerra, che permetterebbero di recuperare nuovi soldi per finanziare i piani di uscita anticipata per tutti e garantendo allo stesso tempo una penalizzazione minore sull’assegno finale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il