Crisi del Governo: quali titoli azionari salgono o scendono nella Borsa italiana

Per essere una giornata di crisi di governo piazza Affari non se la passa tanto male. A poco più di un'ora dall'apertura i principali indici sono tutti in attivo



Per essere una giornata di crisi di governo piazza Affari non se la passa tanto male. A poco più di un'ora dall'apertura i principali indici sono tutti in attivo. L'S&P/Mib guadagna lo 0,42 per cento, il Mibtel porta a casa lo 0,34 per cento, e anche il TechStar viaggia in terreno positivo per lo 0,33 per cento.

Il più gettonato ovviamente è Mediaset che porta a casa quasi un punto percentuale, attestandosi a 9,23 euro, dopo aver guadagnato altrettanto dalla giornata di ieri. Se Prodi e i suoi andassero a casa infatti cadrebbero automaticamente i progetti di riforma del sistema radiotelevisivo avanzati dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. L'effetto dell'ipotetico tetto del 45% alla raccolta pubblicitaria ipotizzata da palazzo Chigi costerebbe alla società, secondo Fedele Confalonieri, 600 milioni. Per il presidente di Mediaset si aggiungerebbero altri 200 milioni di euro di mancati incassi per l'inserimento delle telepromozioni nell'indice di affollamento pubblicitario, più altri 300 legati alla riduzione sotto il 2% dell'affollamento orario degli spot, più ancora altri 400 legati al trasferimento di Rete 4 sul digitale terrestre. Insomma una Caporetto per l'impero televisivo di Berlusconi. Ora, dal momento che nei primi nove mesi del 2006 Mediaset ha fatturato 2,67 miliardi e che quindi a spanne ci possiamo aspettare un giro d'affari complessivo per l'intero esercizio intorno ai 3,5 miliardi di euro, le stime di Confalonieri ipotizzano un danno pari a quasi metà del giro d'affari, il che sembra un po' eccessivo. Detto questo, rimane evidente che dal progetto del governo Prodi Mediaset ha tutto da perdere.

Anche su un'altra azienda non ci sono dubbi, ma questa volta l'effetto è opposto: Alitalia. La compagnia di bandiera è in attesa del consolidamento delle cordate dietro le rispettive proposte di acquisto, il tutto dovrebbe risolversi entro metà aprile. Nel caso in cui il governo non fosse in grado di portare a termine l'operazione di cessione e consegnare la società ad un investitore con un piano industriale di rilancio, ci sono buone probabilità che vedremo Alitalia fallire definitivamente. E infatti, dopo aver già perso ieri l'1,31 per cento, oggi lascia sul terreno altri quasi due punti percentuali.

Per altri l'effetto di un eventuale ritorno a casa di Prodi non è così scontato. Eni ed Enel recuperano rispettivamente lo 0,33% e lo 0,58% dopo aver lasciato sul terreno ieri lo 0,37% e l'1,1 per cento. Si apre infatti di nuovo un'epoca di incertezza sulle possibilità dello scorporo delle reti fisse, Snam da Eni e Terna da Enel. È pur vero che i conti delle gemelle italiane dell'energia non hanno molto da guadagnarci dallo scorporo. Dopo un primo momento di incertezza, oggi gli investitori si mantengono moderatamente ottimisti sul futuro della società. Anche Snam va bene, guadagna lo 0,58% attestandosi a quota 4,7 euro contro uno scivolone di ieri del 2,54 per cento. I recuperi potrebbero essere legati alle notizie della mattinata circa le crescenti probabilità di un reincarico di Prodi, oppure potrebbero essere lette al contrario: tutto sommato se il governo va a casa non c'è molto da perdere, anzi.

Poi c'è Telecom che, fatte le dovute distinzioni, si trova in una situazione analoga: è piena fase di trattative con la spagnola Telefonica, alle prese con i dubbi di Di Pietro e le diffuse paure di uno straniero nella stanza dei bottoni delle tlc italiane. La crisi politica da una parte arriva in un momento molto delicato e quindi è destabilizzante, ma dall'altra sgombera il campo da numerosi ostacoli "romani". Ieri il titolo della società controllata da Tronchetti Provera ha perso l'1,29% mentre oggi guadagna lo 0,61% attestandosi sui 2,38 euro. Da segnalare che Pirelli guadagna il 2,37% raggiungendo quota 0,9 euro.

Chi invece sembra non avere dubbi è Autostrade. La società dei Benetton, dopo aver chiuso ieri sostanzialmente in parità, oggi guadagna uno 0,4 per cento. Attualmente Bruxelles attende nuovi incartamenti da Roma riguardo il fallimento della fusione Autostrade-Abertis. Forse la fine dell'esecutivo potrebbe riaprire la strada alla possibile aggregazione italo-spagnola.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il