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Pensioni anzianità e vecchiaia riforma Governo Renzi: novità Lega, Pd, M5S, Lega dopo elezioni regionali risultati ufficiali

Proposte e interventi partiti su modifiche riforma pensioni e quale impatto potrebbero avere gli esiti delle elezioni regionali: le ultime notizie




Le elezioni regionali 2015 e i loro risultati potrebbero significare importanti novità e orientamenti su come e se agire sull’attuale riforma pensioni. Tra le novità e ultime notizie, la domanda se effettivamente quanto dichiarato o promesso in queste settimane di campagna elettorale sarà mantenuto, soddisfacendo dunque tutti coloro che da sempre chiedono cambiamenti per le pensioni e, nel caso del Pd e dell’esecutivo, riconquistando quei consensi persi dall’inizio del nuovo governo Renzi ad oggi. Se tutto si risolvesse, di nuovo, con un nulla di fatto le conseguenze potrebbero essere critiche.

Già lo scorso anno, sempre in periodo di campagna elettorale, Renzi aveva dichiarato l’intenzione di voler estendere anche ai pensionati il bonus di 80 euro, misura caduta nel dimenticatoio e di cui non si parla più. Se le sue ultime aperture a modifiche non dovessero tradursi in realtà la condizione del governo potrebbe diventare precaria, considerando quanto ‘tengono’ alla questione previdenziali i cittadini, soprattutto quelli in attesa di risposte.

Gli esiti delle prime elezioni amministrative di Trentino e Valle D’Aosta hanno visto trionfare la Lega, da sempre dalla parte di interventi pensionistici che solo qualche settimane fa ha presentato due nuove proposte, vale a dire proroga del contributivo donna al 31 dicembre 2018 e piano di uscita a 64 anni per i dipendenti pubblici che hanno maturato la quota 96 entro il 31 dicembre 2012. E mentre Berlusconi di Forza Italia punta sull’aumento delle pensioni minime a mille euro, il Pd sembra piuttosto diviso.

Cesare Damiano continua a rilanciare sui suoi piani di uscita con quota 100, risultato della somma di età anagrafica ed età contributiva, e di pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, fino ad un massimo dell’8%, calcolata in base all’anno di anticipo, rispetto ai 66 anni, in cui si decide di lasciare il lavoro; la minoranza per la prima volta chiede una revisione completa della riforma pensioni in vigore; mentre alcuni deputati hanno chiesto la reintroduzione del divieto di cumulo dei redditi da lavoro e i redditi da pensione.

Quali, dunque, potrebbero essere le modifiche da approvare e più convenienti? Le prime iniziative già messe in atto nelle singole Regioni potrebbero far capire già qualcosa: in Lombardia, il presidente Maroni della Lega entro fine anno darà il via all’assegno pensionistico, mentre in Piemonte, il governatore Chiamparino del Pd ha approvato un piano di pensione anticipata con un anticipo sulla pensione finale, puntando cioè sul meccanismo del prestito pensionistico.   

In Sicilia, invece, via libera al prepensionamento con le vecchie norme previdenziali per i dipendenti pubblici della regione. Questi lavoratori potranno, infatti, andare in pensione a 65 anni e 3 mesi con oltre 20 anni di contributi o a 61 anni di età e 35 anni di contributi, con penalizzazioni sull’assegno finale che possono arrivare anche al 10% rispetto alla pensione che avrebbero preso maturando i normali requisiti richiesti. Chi matura, dunque, i requisiti richiesti fino al 2020, può inoltrare la domanda di pensionamento entro il 15 luglio.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il