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Pensioni Governo Renzi ultime notizie riforma cosa cambia dopo vittoria e sconfitte ufficiali Pd, M5S, Forza Italia,Lega regionali

Quanto e come potranno influire gli esiti delle elezioni regionali sulle eventuali novità pensioni: ultime notizie e orientamenti partiti




AGGIORNAMENTO: I risultati ufficiali aprono delle prime crepe nell'area di centro sinistra che potrebbero avere delle ripercussioni sulle riforme, anche sulla riforma pensioni. Renzi, dopo il 5-2 e la vittoria sofferta in Umbria, deve cercare di riavvicinare e comprendere meglio la minoranza Pd, l'ala più riformista anche per le pensioni. E, comunque, il disagio che si avverte su alcuni temi sociali ed economici, comprese le pensioni, ha sicuramente avuto qualche effetto sulla sconfitta din Liguria e i buoni risultati del Movimeto 5 Stelle ovunque intorno al 20% (e nelle amministrative il movimento non è mai favorito). E sia la Lega che il Movimento 5 Stelle stanno combattendo importanti battaglie economiche e sociali tra cui le pensioni. Non ultima la pesante sconfitta in Veneto, forte tessuto produttivo italiano, deve far riflettere Renzi e il Pd su quanto ci sia da fare a livello economico e sociale.

Si attendono con ansia e curiosità gli esiti delle elezioni regionali 2015 che oggi, domenica 31 maggio, hanno interessato sette regioni, Campania, Liguria, Veneto, Umbria, Marche, Toscana, Puglia e si attendono perché determinate novità e ultime notizie potrebbero definire il quadro politico di una Italia al momento incerta, con conseguenti ripercussioni su lavoro del governo e delle opposizioni. Da tempo si dice che l’esito di queste elezioni potrebbe essere fondamentale per capire a che punto è il governo per quanto riguarda consensi e fiducia e per riacquistarli nei giorni precedenti il premier Renzi, dopo tanto silenzio, è tornato a dichiarare la volontà di intervenire su quelle pensioni che rappresentano un tema centrale per i cittadini.

E se l’Italia dovesse nuovamente consacrare il Pd, allora il governo dovrà mettersi a lavoro per mantenere le dichiarazioni fatte, altrimenti rischierebbe di perdere fortemente credibilità. L’attenzione alle pensioni e la propensione a preferire chi pensa a cambiamenti è stata dimostrata dalle prime elezioni amministrative che si sono già tenute in Trentino e Valle D’Aosta, dove il successo è stato tutto della Lega che, come ben si sa, auspica da sempre cambiamenti pensionistici. Mesi fa ha addirittura proposto un referendum di abrogazione totale dell’attuale riforma ma, dopo la sua bocciatura, oggi punta, in particolare, su due nuove proposte: proroga del contributivo donna al 31 dicembre 2018 e piano di uscita a 64 anni per i dipendenti pubblici che hanno maturato la quota 96 entro il 31 dicembre 2012, norma già esistente per i lavoratori del settore privato.

Diviso invece il Pd sugli eventuali interventi da attuare, tra la minoranza che, a sorpresa, per la prima volta chiede una revisione completa dell’attuale legge e alcuni deputati che hanno, invece, chiesto la reintroduzione del divieto di cumulo dei redditi da lavoro e i redditi da pensione. Senza considerare i piani di uscita anticipata in discussione da sempre e proposti da Cesare Damiano, e cioè uscita con quota 100, risultato della somma di età anagrafica ed età contributiva, e pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, fino ad un massimo dell’8%, calcolata in base all’anno di anticipo, rispetto ai 66 anni, in cui si decide di lasciare il lavoro.

Del tutto diverso l’obiettivo di Forza Italia: il leader, Silvio Berlusconi, più volte è intervenuto sulla questione pensioni sostenendo che la misura per cambiare l’andamento pensionistico attuale è quello di iniziare con l’aumentare il valore delle pensioni minime portandolo a mille euro. Ora resta da capire quale sarà il quadro che risulterà dagli esiti elettorali, tenendo presente, però, che alcune misure pensionistiche, che dunque lasciando intendere i vari orientamenti, sono già state approvate in alcune regioni. Per esempio, in Lombardia, il presidente Maroni della Lega si prepara ad approvare l’assegno pensionistico, mentre in Piemonte, il governatore Chiamparino del Pd ha approvato un piano di pensione anticipata con un anticipo sulla pensione finale, puntando cioè sul meccanismo del prestito pensionistico.   

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il