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Pensioni donne, vecchiaia, uomini riforma Governo Renzi: novità quota 100, contributivi, mini pensione con leggi lavoro nuove

Quali le possibili novità pensioni che potrebbero arrivare con terzo e quarto decreto attuativo sul lavoro: al momento nulla in merito ma qualcosa potrebbe cambiare




Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e semplificazione delle tipologie contrattuali: queste le novità e ultime notizie sulle bozze di terzo e quarto decreto attuativo della nuova riforma del Lavoro. Previste, in particolare, misure per la tutela della maternità e per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e lavoro, puntando ad estendere gradualmente l'indennità di maternità a tutte le lavoratrici dagli attuali 8 anni di vita del bambino a 12, con quella parzialmente retribuita (30%) che dovrebbe passare dai 3 anni di età del bambino a 6 anni e quella non retribuita dai 6 anni di vita del bambino ai 12 anni.

Si tratta di bozze suscettibili di cambiamenti che potrebbero prevedere possibili aumenti delle sanzioni pecuniarie acarico dell’impresa nel caso di superamento del limite percentuale del 20% dei contratti a termine in rapporto all’organico complessivo e la sanzione potrebbe diventare un’indennità da corrispondere ai lavoratori assunti in violazione di tale limite. Potrebbero anche arrivare novità collegate alle pensioni anche se al momento non se ne fa accenno. Tuttavia, come era stato ipotizzato tempo fa, i nuovi decreti sul lavoro potrebbero contenere interventi sulle pensioni ma in riferimento al lavoro stesso.

E quindi piani di intervento volti a sostenere il ricambio generazionale a lavoro, per permettere un turn over lavorato rivo tra lavoratori più anziani e lavoratori più giovani, il che consentirebbe di rilanciare competitività e produttività, e quindi l’economia in generale, garantendo prepensionamenti a chi ha difficoltà a raggiungere i requisiti pensionistici richiesti attualmente per lasciare il lavoro.

Attraverso, infatti, piani di uscita a quota 100, mini pensione o prestito pensionistico, ma anche con l’uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, nonostante le opposizioni di Ue e governatore della Banca di Italia Visco, si potrebbero avere benefici tanto da un punto di vista occupazionale quanto in termini di risparmi, visto che ogni meccanismo al vaglio del governo garantisce, sul lungo periodo, risparmi.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il