Bilancio record per Eni, ma permangono alcuni problemi e questioni da risolvere

È stato un anno da record per Eni, l’ha detto anche l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni presentando i dati del 2006 al mercato



È stato un anno da record per il Cane a sei zampe, l’ha detto anche l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni presentando i dati del 2006 al mercato e annunciando un dividendo da 1,25 euro per azione in rialzo del 13,6% (bisogna però precisare che 0,6 euro sono già stati versati come acconto).

I dati sul 2006 della prima compagnia petrolifera italiana comunque brillano davvero. L’utile netto ha raggiunto i 9,22 miliardi di euro (contro gli 8,7 del 2005); i ricavi hanno raggiunto quota 86,1 miliardi di euro con un rialzo del 16,8 per cento. Le attese per l’esercizio in corso sono comunque in linea con i dati già annunciati al mercato e anche i prezzi del petrolio si prevedono sostanzialmente stabili.

Sempre oggi Eni ha annunciato l’acquisizione di gran parte delle attività congolesi di Maurel & Prom, una società specializzata nell’upstream e quotata alla Borsa di Parigi. Diventano italiane così le quote francesi nei giacimenti M’Boundi (quota del 48,6%) e Kouakouala A (66%), oltre che i permessi produttivi di Kouakouala B, C e D (50%) e la maggior parte degli interessi nel permesso esplorativo Kouilou (50%). Eni ha investito nell’operazione 1,43 miliardi di dollari, ma in questo modo la produzione dell’italiana in Congo passerà dai 67 mila barili al giorno del 2006 ai circa 100 mila previsti per il 2010.


Ma allora perché il titolo dopo un’apertura delle contrattazioni all’insegna del Toro ha deciso di virare al ribasso e in queste ore perde oltre mezzo punto percentuale?

Secondo gli analisti di Centrosim per esempio nonostante i dati presenti al mercato siano lievemente sopra le attese, permangono alcune incertezze come quella sul giacimento del Kashgan nel Mar Caspio: potrebbero spuntare nuovi ritardi laggiù e questo potrebbe pesare sulle entrate del Cane a sei zampe.

Nel frattempo il dibattito europeo sulla liberalizzazione delle reti energetiche nel Vecchio Continente continua a riscaldarsi e riporta alla russa Gazprom. A proposito della separazione delle reti dagli ex monopolisti del gas (Eni è uno di questi) Alexander Medvedev vicepresidente del colosso russo del metano ha detto che è “l’idea più assurda che io abbia mai sentito nell’economia mondiale”. Un’opinione che per contrappasso incoraggia quanti credono nell’urgenza delle liberalizzazioni anche in questo settore, come il commissario europeo per la Concorrenza Neelie Kroes, il commissario Ue per l’Energia Andreis Piebalgas, il suo omologo italiano Alessandro Ortis.

Si trova infine tirato per forza di cose in questo discorso anche Pierluigi Bersani, attuale ministro per lo Sviluppo e padre delle liberalizzazioni energetiche nel Bel Paese. Bersani vorrebbe tanto liberalizzare subito anche la rete del gas, ma si rende perfettamente conto che i tempi per una rete europea, che sarebbe poi l’unico vero motivo per una simile manovra, non sono maturi e che a muoversi per primi in questa direzione senza garanzie si rischia di veder comprare la rete nazionale da qualche monopolista straniero. Insomma gli altolà di Scaroni in merito sono stati recepiti, ma non si cessa di cercare una soluzione.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il