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Pensioni vecchiaia, donne, anzianità riforma Governo Renzi: novità settimana quota 100, assegno universale, mini pensione

Piani di prepensionamento e assegno universale per gli over 55 sono le modifiche più in discussione in quest’ultimo periodo per cambiare la riforma pensioni attuale: ultime notizie




Piani di prepensionamento e assegno universale per gli over 55 sono le modifiche più in discussione in quest’ultimo periodo per cambiare la riforma pensioni attuale. Mente l’esecutivo, secondo quanto lasciato intendere dal ministro del Lavoro Poletti, lavora focalizzandosi su piani di uscita a quota 100, mini pensione o prestito contributivo, uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi ma anche su quegli interventi negativi, come tagli a baby pensioni, pensioni di reversibilità o cumulo, necessari per accumulare nuove risorse economiche che servirebbero per ulteriori interventi previdenziali, il presidente dell’Inps Boeri ha confermato in questi giorni che nelle prossime settimana sarà presentato l’assegno universale.

Dovrebbe valere, come si era detto sin dall’inizio, per coloro che hanno 55-65 anni, perdono il lavoro ma non possono andare in pensione perché lontani dal raggiungimento dei requisiti pensionistici oggi richiesti, e che rischiano, dunque, di creare un nuovo sociale. Resta, dunque, l’impianto iniziale di questo sostegno che molti, nelle settimane scorse, volevano invece per tutti gli inoccupati e disoccupati. Nell’attesa dell’approvazione definitiva di Inps e governo, entro fine anno questa forma di assegno universale potrebbe essere approvato già in Lombardia.

Il presidente Maroni, infatti, anticipando le mosse dell’esecutivo, sta già mettendo a punto questa forme di sostegno alla povertà. E il caso della Lombardia non è isolato tra quello delle singole regioni che stanno decidendo in totale autonomia le novità pensioni senza aspettare conferme dal governo.  Contro l’assegno universale Cesare Damiano che ritiene che la soluzione per gli over 55 che perdono il lavoro è un piano di prepensionamento piuttosto che una nuova forma di sussidio di disoccupazione.

E continua a rilanciare su uscita a quota 100, somma di età contributiva ed età anagrafica, per permettere al lavoratore di scegliere l’anno in cui lasciare il lavoro, se a 60 anni e 40 di contributi, o 61 anni di età e 39 di contributi e così via, o sul piano di uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazioni, fino ad un massimo dell’8%, ipotesi che oggi sembra di nuovo mettere tutti d’accordo, molto più che il prestito pensionistico. Resta da capire se una di queste ipotesi sarà davvero contenuta nella prossima Manovra Finanziaria.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il