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Pensioni vecchiaia, donne, anzianità riforma Governo Renzi: novità come e per chi con legge Sacconi con quota 100, mini pensione

Nuove proposte di riforma pensioni per permettere al lavoratore l'uscita qualche anno prima rispetto ai requisiti attualmente richiesti.




Sulla riforma pensioni sono in tanti a voler lasciare il segno. Sono le novità e le ultime notizie a riferire come le proposte di cambiamento dell'attuale sistema previdenziale continuano a moltiplicarsi andando sempre nella stessa direzione: ammorbidire le attuali leggi così da permettere al lavoratore l'uscita qualche anno prima rispetto ai requisiti richiesti senza penalizzazioni eccessive sull'importo dell'assegno. Le conseguenze di segno positivo rispetto a tale eventualità andrebbero ricercate anche nella possibilità di favorire il ricambio generazionale.

E infatti va in questa scia la nuova proposta di Maurizio Sacconi, presidente delle commissione Lavoro al Senato, secondo cui le porte delle pensioni dovrebbero essere aperte a 62 anni di età con 35 anni di contributi e disincentivo massimo dell'importo dell'assegno previdenziale pari all'8%. A differenza dello schema avanzato da Cesare Damiano, presidente delle commissione Lavoro alla Camera dei deputati, viene previsto un ulteriore bonus di due anni di ritiro anticipato per alcune categorie, come le lavoratrici madri, e viene incentivato il part time per chi assiste familiari con disabilità.

D'altronde sono i numeri a raccontare come ci sia bisogno di una sterzata. Secondo gli ultimi dati, ammonta allo 0,6% la crescita nel primo trimestre di quest'anno del numero di occupati, pari a 133.000 in più, rispetto allo stesso periodo del 2014. Il dato è ottenuto grazie soprattutto alla crescita della fascia over 55 bloccata dalle leggi attuali: +267.000 al lavoro in un anno.

E ancora, è pari al 6,2% la crescita dell'occupazione nel settore dell’agricoltura nei primi tre mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2014. Seguono i servizi e l'industria. L'incremento degli occupati interessa sia la popolazione italiana che gli stranieri. Infine è dell'1,2% la flessione del numero dei lavoratori nel settore delle costruzioni nei primi tre mesi di quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2014. Si tratta di un dato negativo che prosegue da 19 trimestri (oltre 4 anni), ma con ritmo meno sostenuto che in passato.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il