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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: leggi ufficiale depositate quota 100, assegno universale, mini pensioni

Pd, Forza Italia, Lega, M5S, Lega da sempre i partiti politici protagonisti della discussione sulla questione pensionistica: ancora proposte, novità e ultime notizie




Pd, Forza Italia, Lega, M5S, Lega da sempre i partiti politici protagonisti della discussione sulla questione pensionistica e delle proposte di modifica avanzate per cambiare i requisiti imposti dall’attuale riforma pensioni, requisiti da tanti ritenuti troppo rigidi. Insieme alle ipotesi delle forze sociali citate anche quelle di altri partiti ma anche arrivate da studiosi e forze sociali. Tra le novità e ultime, la proposta del senatore del PATT (Partito Autonomista Trentino Tirolese), Franco Panizza, che ha presentato un nuovo emendamento al disegno di legge di Riforma della P.A. che prevede il turn over a lavoro con staffetta generazionale.

Obiettivo di Panizza è permettere ai lavoratori prossimi alla pensione di passare all’impiego part time, su base volontaria, con conseguente riduzione di orario di lavoro ma anche di stipendio, ma che continuerebbero a ricevere il regolare pagamento dei contributi da parte della propria azienda ma favorendo il ricambio generazionale a lavoro, aprendo la porte a nuovi giovani. A sostenere l’efficacia del part time anche il professore di Economia politica all’Università di Milano-Bicocca Bruni, secondo cui concedere il part-time dopo i 55 anni aiuterebbe a creare nuovi posti di lavoro per i giovani.

Punta, invece, su novità per le pensioni di reversibilità il deputato Bobba, secondo cui è importante inserire nella legge pensionistica misure a sostegno del coniuge superstite, garantendo ‘la cumulabilità del reddito del coniuge superstite con quello del defunto e l’introduzione dell’imposta sostitutiva, pari al 20 %, per i redditi che derivano dalle pensioni di reversibilità’. Queste sono alcune delle proposte che si affiancano a quei meccanismi di uscita a quota 100, con mini pensione o prestito pensionistico, o a 62 anni di età con 35 anni di contributi già al vaglio del governo e ormai ben noti a tutti.

Parte dal sistema di uscita a 62 anni di età e 35 anni di contributi e penalizzazioni massime dell'8% sull'assegno finale la nuova proposta di Sacconi di Ncd, che però a questo sistema con un anticipo ulteriore di due anni  per le lavoratrici madri e possibilità di part-time per i lavoratori che hanno raggiunto l'età pensionabile e per chi assiste familiari con disabilità. E mentre viene rimodulata anche la proposta di quota 100, proposta da Damiano con possibilità di scelta di lasciare il lavoro a 60 anni di età e 40 di contributi, 61 anni di età e 39 di contributi, 62 anni di età e 38 di contributi e così via, purchè la somma tra età anagrafica e contributiva sia 100, riproposta dall’onorevole Prataviera, con possibilità di uscita invece con un minimo o di 35 anni di contributi o di 58 anni, meccanismo che permette così di scegliere di andare in pensione a 58 anni di età e 42 di contributi, a 59 anni di età e 41 di contributi, o con 35 anni di contributi e 65 anni di età, o con 36 anni di contributi e 64 di età, 37 di contributi e 63 di età, e così via.

E’ invece caso nel Pd sulle modifiche alla riforma pensioni: se infatti parte della minoranza che chiede la totale revisione, alcuni deputati Pd hanno chiesto la reintroduzione del divieto di cumulo dei redditi da pensione con i redditi da lavoro e piani di pensioni anticipate per favorire il ricambio generazionale.  Protagonisti del dibattito pensionistico anche Lega e M5S: il partito di Salvini ha presentato due nuove proposte, chiedendo, innanzitutto, la proroga al 31 dicembre 2018 del contributivo donna, e poi la possibilità di pensionamento a 64 anni di età per i dipendenti pubblici che hanno maturato la quota 96 entro il 31 dicembre 2012. Dalla parte di una proroga al 2018 del contributivo donna anche il M5S, primo fautore di quella misura di assegno universale che entro questo mese dovrebbe essere finalmente presentato.

Passando invece al sottosegretario all’Economi Baretta, bisogna agire con modifiche sui requisiti pensionistici, dando la possibilità al lavoratore di andare in pensione anche prima dei 66 anni oggi richiesti e non solo per sostenere la pensione prima ma anche per rilanciare l’occupazione, aprendo le porte al mondo del lavoro a quei giovani oggi disoccupati.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il