Enel ed Eni acquisteranno le parti rimanenti di Yucos In cambio Enorgogaz entrerà in Italia ?

Gazprom non parteciperà all'asta per la vendita delle spoglie della Yukos.



Gazprom non parteciperà all'asta per la vendita delle spoglie della Yukos e lascerà che il consorzio italorusso Energogaz acquisti i giacimenti e, in cambio, avrà la luce verde per fornire gas direttamente a famiglie e imprese italiane.

In politica come negli affari la morale spesso, troppo spesso, viene lasciata fuori della porta. Ci sono dei limiti tuttavia, suggeriti più dal buon senso che da un, sia pur celato, sentimento di giustizia relativa. Questi limiti dovrebbero essere più forti nei paesi caratterizzati da una tradizione democratica, laddove la legge prevale sull'arbitrio e sugli interessi personali. Transit, quindi, che ciò avvenga in Russia, ma che ciò accada nella Repubblica Italiana lascia perplessi.

Il maggior quotidiano finanziario economico russo Vedomosti riporta nella sua edizione del 26 febbraio 2007 la notizia, normale per la Russia ma sconcertante (riteniamo) per l'Italia, che Eni ed Enel si preparano a partecipare alla gara d'asta per acquisire le spoglie della Yukos, la compagnia petrolifera del magnate Mikhail Khodorkovsky, gettato in galera dopo un processo farsa (o meglio tragedia) più perché oppositore di Putin che per le sue malversazioni fiscali, peraltro comuni a tutte le grandi società russe.

Sottaciuta dalla stampa italiana, la notizia che le due controllate statali italiane per l'energia congiuntamente al gruppo russo Esn dell'oligarca Grigory Bereskin hanno formato un consorzio chiamato Energogaz (51 % Esn, 30 % Eni e 19 % Enel) per partecipare in aprile all'asta dove verrà venduto il patrimonio della ex Yukos, viene invece confermata non solo dalla stampa russa ma anche dal Wall Street Journal.

L'autorevole quotidiano finanziario statunitense riporta perfino le parole dell'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, che conferma l'interesse del consorzio di cui fa parte la compagnia del cane a sei zampe per le controllate ex Yukos ArtikGaz e Urengoil.

Insieme alla Yunanskneftegaz, già assorbita dalla controllata statale russa Rosneft, le due società sono in un certo senso i gioielli di famiglia della Yukos, e sono titolari di licenze molto appetibili dal punto di vista dell'estrazione di gas e di petrolio.

Secondo i dati della Yukos (gli unici disponibili) le riserve stimate di gas naturale della Urengoil ammonterebbero a quasi 180 miliardi di metri cubi, mentre quelle della Artik a 327. Per avere un'idea delle dimensioni basta sapere che l'Italia ha un fabbisogno annuo di quasi 70 miliardi di metri cubi di gas e l'export globale verso l'Europa è di circa 120 miliardi di metri cubi.

Sarebbe un bel colpo per l'ente nazionale idrocarburi e per l'ex monopolista dell'elettricità italiani (la valutazione delle due transazioni è di un miliardo di dollari Usa per la Artik e di circa 300 milioni per la Urengoil) se, oltre ad essere un'acquisizione che ha il sapore di "ricettazione" di refurtiva non ci fosse la contropartita in Italia.

Nel settore energia in Russia non si muove foglia che Gazprom non voglia e se Gazprom ha voluto qualcosa lo ha ottenuto. Senza giri di parole o falsi pudori il quotidiano russo afferma che la merce di scambio per l'acquisizione dei giacimenti in Russia da parte di Eni e d Enel potrebbe essere o l'accesso (che per altro è stato da lungo tempo concordato) al mercato finale italiano o addirittura la cessione di quote del sistema di distribuzione Snam Rete Gas. Gazprom non parteciperà all'asta per la vendita delle spoglie della Yukos e lascerà che il consorzio italorusso Energogaz acquisti i giacimenti e come contropartita avrà la luce verde per fornire gas direttamente a famiglie e imprese italiane.

Sembrerebbe esserci reciprocità: accesso alle fonti da parte russa e accesso al mercato finale da parte italiana. Non è tuttavia ancora chiaro se Eni e Enel potranno esportare gli idrocarburi estratti, e se potranno avere accesso a quote del sistema di distribuzione e trasporto del gas russo, cosi come i russi pretendono in Italia di acquisire quote per Snam o Italgas.

Il silenzio della stampa italiana fa riflettere: in fondo di tratta di una questione strategicamente importante per l'economia nazionale. Il silenzio del mondo politico italiano e soprattutto del Governo Prodi fa invece preoccupare: due aziende a controllo statale, i cui amministratori sono di nomina politica (e nominati dal governo Berlusconi!) si impadroniscono delle spoglie di una società espropriata dall'arbitrio politico e, in cambio del lucroso affare, si dichiarano disposte a cedere parte del mercato interno e del sistema "nervoso" dell'energia nazionale (il sistema di distribuzione gas) ad un concorrente (Gazprom) che ha più volte, negli ultimi anni, rappresentato una minaccia per la stabilità energetica europea.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il