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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: quota 100, mini pensione, assegno universale e la vera strategia non detta

La strategia di interventi sulla riforma pensioni attuale che potrebbe essere attuata: misure previste, prepensionamenti e ricalcolo assegni




Modificare l’attuale riforma con pensioni con piani come uscita a quota 100, mini pensione o prestito pensionistico, o pensione a 62 anni e 35 anni di contributi e penalizzazioni crescenti per dare ai lavoratori la possibilità di lasciare il lavoro prima rispetto ai requisiti attualmente richiesti, cioè 66 anni e tre mesi di età e 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne.

Ma la strada per arrivare alla realizzazione di questi piani non è poi così semplice, soprattutto alla luce delle novità e ultime notizie che arrivano dai recenti dati di Moody's Analytics e che ben mettono in evidenza come l’Italia abbia, in realtà, pochi margini di nuove manovre fiscali a causa del suo elevato debito pubblico.

Le certezze sono principalmente due: innanzitutto che è necessario recuperare soldi di cui il governo non dispone per poi arrivare a interventi pensionistici positivi per tutti, e che, in secondo luogo, serve fare qualcosa di concreto per dare risposte sia all’elettorato delle pensioni sia alla minoranza Pd. In entrambe i casi, si potrebbe partire da quegli interventi drastici e negativi, ma importanti per recuperare risorse economiche e che prevedono tagli a baby pensioni, pensioni di invalidità, di reversibilità, cumulo, e ricalcolo degli assegni. Ma per evitare di perdere ulteriori consensi, considerando gli esiti delle ultime elezioni regionali che, seppur hanno visto vincere il Pd in 5 regioni su 7, hanno comunque attestato un calo della fiducia nei confronti del governo, il premier Renzi potrebbe ‘addolcire la pillola’ con un minimo compromesso, vale a dire allungare il contributivo donna.

Intanto, si continua a discutere dei piani a costo zero che modificherebbero le pensioni. Partendo dalla mini pensione o prestito pensionistico, il lavoratore potrebbe andare in pensione due o tre anni prima con un anticipo sulla pensione finale da restituire con piccole penalizzazioni sull’assegno finale una volta raggiunti i normali requisiti richiesti.  

L’uscita a quota 100, invece di raggiungere i 66 anni e tre mesi e 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne, permette di scegliere quando andare in pensione, se a 60 anni di età e 40 di contributi, o a 61 anni di età e 39 di contributi, o a 62 anni di età e 38 di contributi e così via, purchè, dunque, la somma di età anagrafica ed età contributiva dia come risultato 100. In questo scenario si inserisce il ricalcolo contributivo e una novità a sorpresa: la nuova posizione del ministro dell'Economia Padoan che, in occasione del Festival dell'Economia di Trento, ha detto che “I veri diritti acquisiti sono solo quelli basati sui contributi”, lasciando intendere di sostenere il piano di ricalcolo previsto dal presidente Boeri.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il