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Pensioni vecchiaia e anzianità Governo Renzi: riforma, due documenti sul sociale contrari. Scontro a livello europeo

Quali novità e ultime notizie sulla riforma pensioni a livello europeo? Come si stanno muovendo le istituzioni comunitarie? Quali conseguenze?




Anche nell'ambito delle politiche europee, non c'è comunità di intenti sulle misure da intraprendere per la riforma delle pensioni e per il miglioramento del welfare nei singoli Paesi. Accade così, come raccontano novità e ultime notizie, che ci sono i rappresentati dei Ministeri degli Esteri di Slovacchia, Repubblica Ceca, Francia, Germania e Italia, che invocano una maggiore attenzione sul versante sociale: "La crisi e le politiche di austerity hanno colpito severamente la vita di milioni di persone in diversi Paesi europei". Da qui la richiesta di salari minimi accettabili, di riequilibrare le disuguaglianze, di inclusione sociale, di sostenibilità del welfare e di collocare la società prima dei mercati.

Ecco poi la stretta dei presidenti della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, del Consiglio europeo, Donald Tusk, e dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, sulle riforme e sui conti pubblici. La bozza messa nera su bianco non lascia ben sperare per chi crede in un ammorbidimento dei vincoli per fare la riforma delle pensioni. Non solo, ma il documento appare andare nella direzione opposta rispetto a quanto invocato dai 5 Ministeri degli Esteri.

A rimetterci è evidentemente anche l'Italia, in cui l'occupazione è tornata a crescere ma la strada da percorrere è ancora lunga per agganciare l'Europa e tornare ai livelli pre-crisi: lo confermano le statistiche dell'Istat secondo le quali nel primo trimestre 2015 c'erano ancora quasi sette milioni di persone disponibili a lavorare. Ai 3,3 milioni di disoccupati vanno aggiunti, infatti, 3,5 milioni di persone che pur essendo disponibili all'impiego non cercano attivamente perché sfiduciati. E un segnale di questa difficoltà a entrare nel mercato del lavoro è in un'altra statistica Eurostat sulla percentuale dei giovani che lavorano entro tre anni dalla laurea: l'Italia è la peggiore dopo la Grecia con appena il 49,6% dei laureati tra i 20 e i 34 anni che lavora a 36 mesi dalla fine dell'università.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il