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Pensioni vecchiaia, donne, anzianità riforma Governo Renzi: novità dichiarazioni Reichlin, Boldrini, Pizzolante, Boeri, Padoan

Diverse le novità e ultime notizie sulla questione pensioni che continua ad essere al centro di discussioni e nuove dichiarazioni da parte dei diversi esponenti politici e di esperti: le ultime notizie




Diverse le novità e ultime notizie sulla questione pensioni che continua ad essere al centro di discussioni e nuove dichiarazioni da parte dei diversi esponenti politici e di esperti. Sulle pensioni è ultimamente intervenuto anche Pietro Reichlin, docente di economia politica alla Luiss, esperto che da sempre sostiene la linea di intervento del governo a intervenire sulle modifiche necessarie per abbassare i requisiti pensionistici oggi richiesti per lasciare il lavoro, ma a condizione che si tratti di modifiche eque e sostenibili e che siano accompagnate da strumenti contrattuali adatti a favorire il conseguente rilancio dell’occupazione giovanile.

Più che focalizzarsi sui requisiti pensionistici, la presidente della Camera Boldrini, che in occasione della presentazione del Rapporto sullo Stato Sociale 2015 all’Università La Sapienza di Roma, ha sostenuto l’importante l’assegno universale come sostegno ai redditi più bassi, perché, ha spiegato, è necessario sostenere le fasce più vulnerabili della popolazione, altrimenti si corre il rischio di vedere crescere le diseguaglianze. Altra posizione ancora diversa quella di Sergio Pizzolante che ha presentato un nuovo ddl che punta su una maggiore convenienza nel versamento dei contributi volontari, per il riscatto degli anni di studi ai fini contributivi, nonché la revisione del sistema di calcolo e del regime di totalizzazione.

Maria Luisa Gnecchi del Pd, invece, per punta sulla possibilità di modulare i requisiti pensionistici in base al tipo di attività lavorativa che si svolge, mentre hanno spento invece l’entusiasmo di tanti le dichiarazioni del presidente dell’Inps Boeri che, intervenuto in Commissione Lavoro, mercoledì scorso, ha spiegato che le forme di prepensionamento allo studio del governo al momento non sono fattibili perchè costerebbero troppo. Boeri si è soffermato sul piano Damiano-Baretta di pensione a 62 anni invece che 66, con 35 anni di contributi e penalizzazioni che costerebbe allo Stato fino a 8,5 miliardi di euro; e sul piano di uscita con quota 100 che potrebbe arrivare a costare fino 10,6 miliardi di euro nel 2019.

Ha, invece, aperto alla possibilità di proroga del contributivo donna. Intanto, il ministro dell'Economia Padoan si ritrova costretto a rivedere Def e sue previsioni, a seguito della sentenza dell'Alta Corte sulla questione risarcimenti, il che avrebbe certamente importante valenza per successivi interventi pensionistici in virtù dei nuovi possibili numeri. Ed è questo il motivo per cui negli ultimi giorni è rimasto in silenzio, a dimostrazione della situazione di difficoltà dei conti.

Cesare Damiano attende invece le proposte del governo, sostenendo che i costi resi noti da Boeri sui piani di prepensionamenti potrebbero essere in realtà inferiori alle stime presentate e, anzi, insiste sui vantaggi che essi porterebbero sia in termini di risparmi che in termini occupazionali. In virtù della revisione dei conti e delle reali disponibilità economiche, il ministro del Lavoro Poletti ha detto che il governo ha intenzione di aprire a possibilità di pensioni anticipate, rimandando però tutto alla prossima Manovra Finanziaria.

            

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il