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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: prossimi incontri Parlamento e tribunali importanti. Resoconto incontro sindacati

Dopo l’audizione del ministro del Lavoro Poletti la scorsa settimana e del presidente dell’Inps Boeri in Commissione Lavoro, nuovi appuntamenti in programma e ultime notizie




AGGIORNAMENTO: Novità e ultime notizie per quanto riguarda l'incontro che è avvenuto oggi tra sindacati e Governo sulla riforma delle pensioni. 
Secondo quanto riferito il Governo Renzi ha spiegato di voler individuare 4-5 temi fondamentali per portali in Manovra Finanziaria.
E per fare questo, anche con la collaborazione dei sindacati, è stato deciso di riaprire un tavolo continuativo di confronto, che era stato chiuso ai tempi di Monti.
Ogni mese, circa ci sarà un incontro, e il prossimo sarà il 16 Luglio, data in cui si è deciso che entrambe le parti porteranno nuovi documenti.
Da sottolineare che nell'incontro avuto si è parlato di come affrontare il problema della rivalutazione delle pensioni e del rimborso dell'Alta Corte, ma non di pensioni anticipate o quota 100, contributivo, mini pensione, assegno universale che saranno argomenti di prossimi incontri. Quando e come è da definire.

Dopo l’audizione del ministro del Lavoro Poletti la scorsa settimana e del presidente dell’Inps Boeri in Commissione Lavoro solo qualche giorno fa, proseguiranno anche nel corso dei prossimi giorni appuntamenti che potrebbero rivelarsi fondamentali per le pensioni. Tra le novità e ultime notizia l’incontro in programma domani, lunedì 15 giugno, tra ministro Poletti e sindacati, incontro decisamente importante considerando quanto i sindacati si stiano battendo per le pensioni, ma che potrebbe rivelarsi fallimentare e, sulla scia dei precedenti appuntamenti, risolversi con un nulla di fatto. Sia, infatti, le ultime dichiarazioni del ministro Poletti che quelle del ministro Boeri sembrano aver rimandato tutto di quanto si è discusso finora sulle pensioni.

Boeri, infatti, pur avendo confermato entro la fine del mese la presentazione del piano Inps di modifiche per il sistema pensionistico attuale, ha comunque rinviato qualsiasi possibilità che consenta al lavoratore di andare in pensione prima, facendo dunque venire meno l’entusiasmo di quanti attendevano modifiche ai requisiti pensionistici attuali, ritenuti troppo rigidi e che hanno causato diversi problemi. L’allungamento dell’età pensionabile, infatti, ha portato ad un aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, tendenza che bisogna necessariamente bloccare se si vuole garantire nuova competitività e produttività.

Il prossimo 23 giugno, poi, si attende la sentenza dell’Alta Corte sulla legittimità costituzionale del blocco della contrattazione nel pubblico impiego, sentenza che avrebbe un impatto forte sui conti pubblici, sentenza che avrebbe un impatto non indifferente sui costi: se passasse, infatti, non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi di euro, con un effetto strutturale di circa 13 miliardi di euro, dal 2016, il che chiaramente significherebbe chiudere al momento le porte ad ogni novità pensionistica.

E nell’attesa di sapere cosa il governo deciderà per chiudere, una volta per tutte, il caso dei quota 96 della scuola, altro appuntamento con i tribunali da non dimenticare è l’attesa del Tar del Lazio sul contributivo donna. Si aspetta ormai da tempo la proroga di tale regime di uscita dal lavoro al 31 dicembre 22015 e al momento tutto è bloccato perché, come spiegato dal ministro Poletti, vi sarebbero difficoltà di interpretazione di una norma.

Eppure si tratta di una norma già esistente, quella che consente l’uscita prima alle lavoratrici donne che possono andare in pensione a 57 anni di età, o a 58 se autonome, con 35 anni di contributi purchè accettino una pensione finale calcolata interamente con sistema contributivo, il che significa percepire un assegno ridotto. Nonostante questo, negli ultimi anni sono state tantissime le donne che pur a fronte di penalizzazioni finali hanno deciso di andare in pensione prima con il contributivo. Il motivo per cui tutto si è bloccato è che la norma prevedeva la possibilità di pensionamento anticipato a 57 anni con i requisiti da maturare entro la fine del 2015, ma l’Inps in questi requisiti ha considerato anche la finestra di 12 mesi e i 3 mesi di aspettativa di vita, il che significa che tale possibilità si sarebbe esaurita (così come effettivamente avvenuto visto che è tutto fermo) nel 2014. Ma la richiesta è che venga proroga al 31 dicembre 2015 senza il calcolo dei 12 mesi della finestra.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il