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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi quota 100, mini pensione, contributivo, assegno universale, questa settimana

Dopo un’ennesima settimana di discussioni, sembra che le modifiche auspicate alla riforma pensioni attuale siano ancora in stallo: le novità e ultime notizie




Dopo un’ennesima settimana di discussioni, sembra che le modifiche auspicate alla riforma pensioni attuale, vale a dire sistemi che permetterebbero a tutti i lavoratori di andare in pensione prima, con quota 100, mini pensione o prestito pensionistico, o a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni, siano ancora ben lontane dalla possibilità concreta di essere messi in atto. Le novità e ultime notizie non fanno altro che confermare una situazione decisamente in stallo e che, anzi, si arricchisce di ulteriori segnali negativi. Prima l’annuncio della revisione del Def da parte del ministro Padoan, costretto a rivedere i conti dopo la sentenza dell’Alta Corte sul caso risarcimenti, poi il documento europeo che rimanda ogni intervento sulle politiche sociali, comprese le pensioni, poi l’attesa dell’accordo tra Grecia e Ue e l’incertezza sul futuro dei 40 miliardi di euro prestati al Paese, senza considerare i conti pubblici che continuano a peggiorare e la profonda crisi di spesa previdenziale e sanitaria attestata dagli ultimi dati.

Da questo quadro, decisamente a tinte molto fosche, emergono in maniera ben evidente tutte le difficoltà che si stanno incontrando per modificare la pensione abbassando l’età pensionabile per tutti e, alla luce delle novità dichiarate dal presidente dell’Inps Boeri, non basterebbero nemmeno le penalizzazioni che ogni piano di prepensionamento prevede per colmare i costi di attuazione che sarebbero troppo elevati.

Secondo quanto infatti precisato dal presidente dell’Inps, l’uscita a 62 anni con 35 anni richiederebbe 8,5 miliardi di euro, cifra che lieviterebbe fino a 10,6 miliardi per il piano di quota 100, somme ritenute insostenibili per modificare gli attuali, e rigidi, requisiti imposti dall’attuale legge e che rischiano di diventarlo ancor di più considerando gli scatti che, già dal prossimo gennaio 2016, ci saranno per l’adeguamento all’aspettativa di vista Istat, nonostante, paradossalmente, si appoggi l’assegno universale.

Anche se sostenuto dall’Ue e anche se presente già in quasi tutti gli altri Paesi europei, si tratta di una misura decisamente più costosa che, secondo le stime, potrebbe arrivare a richiedere fino a circa 23 miliardi di euro, eppure sono tutti pronti ad approvarlo. Inoltre, rispetto ai vantaggi che assicurerebbero i piani di prepensionamento, sia in termini occupazionali che di risparmi, anche se nel lungo periodo, l’assegno universale non ne garantirebbe alcuno, tutt’altro. Come accade in Paesi come Usa e Australia, potrebbe verificarsi che tanta gente che riceve l’assegno universale inizi a vivere solo di quello senza preoccuparsi di cercare un nuovo lavoro. Viene dunque da chiedersi se davvero possa servire come sostegno alla povertà o possa rivelarsi solo uno spreco di risorse che invece potrebbero essere impiegati in interventi più convenienti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il