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Pensioni ultime notizie riforma Governo Renzi: nulla si è ancora mosso, tutto è fermo ed è pure in peggioramento

Le novità e ultime notizie confermano ulteriori segnali negativi: sempre più difficile intervenire con modifiche sull’attuale legge pensionistica. La situazione




Nonostante le discussioni e il grande impegno annunciato dal governo Renzi per mettere mano all’attuale riforma pensioni, le novità e ultime notizie non fanno che confermare ulteriori segnali negativi che arrivano, innanzitutto, dall’Ue ancora contraria a interventi pensionistici e contro nuove politiche sociali, almeno nei prossimi anni, anche se una parte dei ministri europei sostiene, al contrario, che agire sulle politiche sociali sia fondamentale. I ministri per gli affari europei di Italia, Germania, Francia,  Repubblica Ceca e Slovacchia hanno, infatti, presentato nei giorni scorsi un documento congiunto che rilancia sulla necessità di cambiamenti per welfare e pensioni, spiegando che una delle strade per uscire dalla crisi è quella del rilancio dell’occupazione giovanile, strada percorribile in Italia solo attraverso modifiche pensionistiche che, con i piani di prepensionamento, come con quota 100, mini pensione o a 62 anni di età con 35 anni di contributi, senza dimenticare l’assegno universale, aprirebbe le porte al cambiamento.

Ma bozza con le linee guida presentata dai presidenti della Bce, Draghi, della Commissione Ue, Juncker, del Consiglio europeo, Tusk e dell’Eurogruppo, Dijselbloem per il rilancio dell’Eurozona puntano innanzitutto su controlli sulle riforme e sui conti pubblici, il che significa al momento un’esclusiva attenzione a mantenere gli impegni così come presi e continuare, come del resto Draghi aveva già detto la settimana scorsa, sulla strada delle riforme strutturali già avviate.

E se dall’Europa c’è un nuovo freno a interventi sulle pensioni, a frenare gli entusiasmi in Italia ci sono i conti che continuano a peggiorare e le spese ancora troppo elevate, tanto che il ministro dell'Economia Padoan ha dichiarato di essere pronto ad aggiornare il Def, alla luce della decisione dell’Alta Corte dei risarcimenti. Occorre, infatti, presentare un aggiornamento della situazione dei conti pubblici italiani e si tratta di nuovo segnale, negativo, che non lascia ben sperare per possibili modifiche pensionistiche, considerando che anch’esse prevederebbero l’impiego di risorse economiche.

Ma i conti pubblici del nostro Paese continuano a peggiorare, lasciando sempre meno spazi di attuazione di nuove manovre. E la situazione di impossibilità di cambiamenti pensionistici è stata confermata anche dalle parole del presidente dell’Inps Boeri che, in audizione in Commissione Lavoro qualche giorno fa, ha chiaramente detto che tanto il meccanismo di uscita con quota 100 quanto quello di Damiano, di uscita a 62 anni con 35 anni di contributi, nonostante le penalizzazioni applicate, risulterebbero al momento troppo costosi.

Per recuperare risorse e rimettere anche in equilibrio il sistema pensionistico, bisognerebbe, inoltre, separare spesa pensionistica e spesa assistenziale e tagliare le spese per l’assistenza, come del resto aveva già suggerito l’ex commissario Cottarelli. Il premier Renzi vorrebbe intervenire in tal senso ma dopo gli esiti delle elezioni regionali che, nonostante la vittoria del Pd in 5 regioni su 7, hanno comunque attestato un calo di consensi nei confronti del governo, ulteriori interventi negativi farebbero venir meno ancor più la fiducia. Bisogna inoltre mantenere il sostegno della minoranza Pd e dell’elettorato delle pensioni, e per questo Renzi pensa che interventi negativi potrebbero essere bilanciati da un minimo compromesso, che consisterebbe nell’estensione del contributivo donna, il che significherebbe comunque soddisfare le richieste di quante attendono una proroga ormai da mesi.

In virtù di questi quadretti negativi, il governo Renzi è ancora fermo sulla previdenza su tutto, o quasi. Sono ben definiti cioè eventuali piani di intervento, da meccanismi di prepensionamenti a assegno universale, a interventi minori, ma mancano, come del resto confermato dal ministro Poletti, le condizioni ottimali perché i piani al vaglio possano essere effettivamente approvati. Ogni cosa è stata rimandata alla prossima Manovra Finanziaria, sia da Poletti che dal presidente Boeri, ma bisognerà capire quali interventi saranno considerati, vista l’incertezza della posizione di Boeri, ad oggi, su quota 1000, mini pensione, o uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi, e la bocciatura di Poletti di ogni proposta presentata dai partiti politici, dalla quota 100 della minoranza Pd di quota 100, alle altre proposte di Lega, Forza Italia, M5S, Fratelli di Italia.

Ora si attendono i prossimi interventi, del 15 giugno tra Poletti e sindacati, che potrebbe rivelarsi comunque inutile, e del 23 giugno quando l’Alta Corte si esprimerà sulla legittimità costituzionale del blocco della contrattazione nel pubblico impiego, decisione che potrebbe avere un forte impatto sui conti pubblici e far svanire, allo stesso tempo, ogni speranza di intervento sulle pensioni.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il